lunedì 2 maggio 2011

Alfabeto culinario - L

L

Libri di cucina: una droga.
In generale i libri mi attraggono ma quelli di cucina in maniera particolare per la ricchezza e le possibilità che contengono.
Mi piacciono quasi tutti, li vorrei tutti. ma prediligo un certo tipo di libri di cucina. E’ indispensabile che ci siano delle ricette ma non è necessario, anzi sarebbe troppo riduttivo, che siano dei ricettari.
Mi piacciono se si sviluppano intorno ad un unico argomento o a una cultura culinaria, o ancora su temi trasversali quali la cucina come luogo e la sua attrezzatura.
Adoro i racconti di cucina e il punto di vista dei personaggi a me cari come Agatha Christie o Nero Wolf.
Mi perdo nello stupore leggendo dei mangiari della Guerra Civile Americana, e mi esalto per la condivisione delle abilità tecniche di cuochi provetti.
Mi piacciono le collane sulle verdure e libricini mignon che, corredati da tante foto, mi fanno sognare di feste dove i vassoi sono ben assortiti di tartine deliziose, spiedini ghiotti, tartellette stuzzicanti. E poi ci sono i libri sulla panificazione che adoro, il mondo dei lieviti mi ha irretita e se fosse per me il forno sarebbe sempre acceso.
I giri in libreria, non passa settimana che “casualmente” non ci faccia un salto e a volte anche più di uno, finiscono sempre per portarmi nella zona dei libri di cucina dove valuto curiosa le novità, sfoglio e mi beo delle belle foto, purtroppo non così comuni, dei risultati di tanto spignattare e immagino l’occasione per cui potrei anche io sfoggiare tali manicaretti.
Allora mi faccio forza e mi allontano.
Non sempre funziona però, e così, tranne che per i periodi precedenti al Natale a al mio compleanno, quando mi è severamente vietato comprare libri e in particolar modo libri di cucina, ogni tanto esco con il mio prezioso e, in quel momento, nuovo libro preferito di cucina.

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