mercoledì 21 dicembre 2011

Aspettando Natale - I Preparativi or Getting Ready for Christmas



Anche quest'anno siamo quasi arrivati a Natale e i preparativi per il pranzo in famiglia si stanno svolgendo secondo i piani.
Venerdì faremo la spesa per le ultime cose da comprare, le più fresche, le carni e la frutta e poi ci metteremo all'opera.
Devo confessare che io adoro cucinare i primi, ci sono tante varianti, tante possibilità, paste, risotti, crespelle, tutti gli anni l'interpretazione e l'estro potrebbero fornire spunto per piatti fantastici e invece, proprio a Natale, ho le ali tarpate.
Qui a Natale si mangiano gli agnoli in brodo, punto e basta!
Non che a casa mia in Toscana la cosa sarebbe stata molto diversa eh, al di là dell'Appennino si sarebbero mangiati i tortellini emiliani della tradizione della famiglia da parte di mamma. Dal brodo a Natale non si scappa e io il brodo non l'ho mica tanto in simpatia...e vi dirò di più: più il brodo "è buono" e meno mi piace!
Per una volta all'anno ecco che tutti diventiamo più buoni e anche io mangio il brodo, poco, e gli agnoli quasi asciutti sono ottimi.
Allora a me non rimane altro che occuparmi dei secondi che son difficili perché per mettere tutto d'accordo la scelta delle carni si riduce drasticamente e anche i tipi di cottura. Dopo 2 tacchini ripieni, una deliziosa Beef and Ale Pie servita in cocottine singole e ricoperta di sfoglia dorata, dopo dei buoni involtini di tacchino ripieni di salsiccia e altre bontà, quest'anno ho deciso di fare un brasato al vino. Non userò il Barolo che secondo me i vini buoni van bevuti, non ci si cucina. Non che si debba cucinare con vini pessimi eh, io sono convinta che una bottiglia di buona qualità  dia ottimi risultati senza dover sborsare una fortuna. Per accompagnare la carne servirò delle patate in gratin con cipolle caramellate. Trovo che le patate arrosto, per quanto ghiotte siano, se servite dopo il momento ottimale di cottura diventano o troppo secche o, se tolte dal forno per ovviare a questo inconveniente, troppo fredde. Le patate in teglia con panna e aromi saranno perfette!
Credo poi che una zuppiera di coleslaw condita con mano leggera possa essere un'alternativa alla solita insalata un po' tristina o a una verdura cotta che molti rifuggono in queste occasioni.
Presa la decisione per il secondo piatto non mi è rimasto che studiare qualche ricetta per gli antipasti e il dolce. Le prove sono andate avanti da novembre a ora e dopo vari dolci, tutti buoni per carità, sono tornata io alla tradizione, quella inglese però: mince pies! Questo dolcetti natalizi che qua riscuotono successo sono semplici da fare e con la versione nella pasta sfoglia ancora più golosi e friabili. Avevo in mente un tronchetto di cioccolato o una magnifico croquembouche ma non avevo voglia di perdermi troppo fra pentole e spatole per ritrovarmi distrutta al momento del pranzo e così che mince pies siano! Naturalmente le accompagnerò con la deliziosa crema inglese di Delia Smith, poi ci saranno i tradizionali panettone e pandoro e spesso sulla nostra tavola appare anche l'offella di Bovolone.
E procedendo in questo menù al contrario ecco che appare il pane, fatto in casa naturalmente,  per accompagnare i salumi, il grana con la mostarda e per sbocconcellare fra un pasto e l'altro magari insieme ad un cucchiaino di piccalilli.
Gli antipasti classici che a me piacciono tanto e che quindi riproporrò sono i cheese straws fatti con la pasta sfoglia e cosparsi si semi di sesamo e semi di papavero, delle tartine di pane tedesco imburrate e accompagnate da salame e confettura di cipolle o con del formaggio fresco spalmabile e fettine di salmone affumicato. Quest'anno le new entry del pranzo di Natale saranno la sorella numero 4 Chiara e mia mamma e in onore a Chiara che non mangia carne ci saranno delle incursioni marinare come il salmone nelle tartine e un paté di aringhe che sono curiosa di provare. Ci sarà anche la classica spuma di mortadella e pistacchi e sempre per Chiara appariranno dei rotolini di peperoni arrostiti ripieni di una crema di tonno.
Ci saranno olive siciliane, verdure in agrodolce e altre leccornie come un paté di anatra che ho comprato a un mercatino di prodotti tipici francesi qui a Mantova. Ci saranno cose buone da mangiare e chiacchiere e convivialità.
Che belle queste occasioni in cui ci si ritrova e si sta insieme davanti a una tavola imbandita.


Buon Natale a tutti quelli che passano di qui!

mercoledì 14 dicembre 2011

Dolcezze - Natale & Cioccolata or Christmas and Chocolate


Natale si avvicina e io quest'anno sono sommersa da una colata di cioccolato. Non che la cosa mi dispiaccia, è voluta, perchè tutta questa cioccolata l'ho comprata io eh, ma non credevo che fare i cioccolatini sarebbe stato così impegnativo.
Qualche settimana fa sono andata a una dimostrazione che è stata tenuta in un centro casalinghi della zona, un posto fantastico pieno di attrezzatura per la cucina che mi fa sgolosare a più non posso!
Assistere alla dimostrazione comprare gli stampini per fare i cioccolatini è stato un attimo. Ho pensato "quest'anno regalo cioccolatini a tutti!"
Dopo le prime prove ho capito che la cucina sarebbe dovuta diventare una cioccolateria e io avrei dovuto lavorare come una schiava forndendo cioccolato giorno e notte se avessi volevo fare abbastanza cioccolatini da regalare. Così ho deciso di farne un discreto quantitativo da offrire agli ospiti e amici via via che verranno a trovarci durante il periodo natalizio.
Così per le strenne natalizie, a parte la solita "cosina" fatta da me, ho pensato di orientarmi verso qualcosa di diverso.
Fare i cioccolatini è stata un'impresa titanica, con un occhio al gatto che come potete vedere in questa foto segue attentamente ogni mia mossa quando sono in cucina, lo scaldare, mescolare e riempiere gli stampini e poi svuotarli e il raffreddamento fra una fase e l'altra mi hanno fatto capire che questo è un lavoro di pazienza e a me piacciono i lavori che sono veloci e danno risultati strepitosi: minimo sforzo, massimo rendimento, fattore "WOW" assicurato.


Quelli sotto sono cioccolatini con il cuore ripieno di ciliegia  e ratafià alla ciliegia e altri ripieni al cioccolato gianduia, a distinguerli il colore del pirottino.


Questi invece, di più difficile lavorazione perché quadrati, sono ripieni di una deliziosa crema al caffè. Questi sono forse i miei preferiti. Dopo averne mangiati un po' non riesco a decidere. Ne ho fatti alcuni anche con le scorzette d'arancia e sono deliziosi!


Nella foto d'apertura ho ricoperto di cioccolato fondente dei piccoli amaretti che erano avanzati dopo aver preparato il ripieno dei tortelli di zucca e, visto che era avanzata della cioccolata fusa, ho deciso di fare dei mendiants arricchendo delle "sfoglie" di cioccolato con mandorle, mirtilli rossi, pistacchi e scorze d'arancia. De-li-zio-si!

mercoledì 7 dicembre 2011

Preparativi per le Feste - Tortelli di Zucca per la Cena della Vigilia or Pumpking Tortelli for Christmas Eve


La tradizione vuole che la sera della vigilia di Natale a casa di Andrea si mangino i tortelli di zucca.
La ricetta tradizionale prevede anche l'uso di mostarda nel ripieno ma, visto che Andrea si è riconciliato con questo piatto da pochi anni e non gradisce la mostarda, noi la terremo lontana dai nostri tortelli che così verranno mangiati da tutti.
Io li ho assaggiati per la prima volta in un ristorante nel mantovano e mi son subito piaciuti con quel loro sapore dolce/salato, con il profumo di amaretti e l'accompagnamento della salsa di pomodoro che contrasta deliziosamente. Vengono anche conditi con burro fuso e salvia ma la versione "rossa" per me è veramente quella più azzeccata.
Oggi mi sono cimentata nella loro preparazione e scrivo qui la ricetta che mi è stata passata dalla nonna di Andrea. Naturalmente la nonna ha spiegato la ricetta dandomi per dosi "un po' di questo" e "un po' di quello" così io ho pesato gli ingredienti mentre cucinavo per passarvi una ricetta che si potesse riprodurre senza paura di sbagliare.
Per 60 tortelli di circa 4.5 cm di lato:

Per la pasta
  • 3 uova
  • 300 g di farina 00
  • un bel pizzico di sale
Per il ripieno
  • 1 kg di polpa di zucca (qui usano le mantovane, io ho usato una zucca dalla buccia arancione che è risultata essere buonissima)
  • 100 g di amaretti sbriciolati finemente
  • 2 manciate colme di grana grattugiato
  • 1 piccola manciata di pangrattato
  • sale
  • pepe
  • noce moscata
Per prima cosa ho cotto la zucca a vapore e poi l'ho messa a "asciugare" in un colapasta capiente in modo che freddasse e non trattenesse l'umidità.
Una volta che si è freddata ho usato uno schiacciapatate per ridurla in purea e poi, visto che ci mettevo troppo, l'ho messa nel mixer e in un paio di minuti ho ottenuto una bella consistenza morbida e compatta.
Ho aggiunto tutti gli altri ingredienti e mescolato bene.
E' arrivato il momento di fare la pasta: la farina insaporita con il sale viene setacciata sulla spianatoia, si forma una bella fontana al centro, si rompono le uova e con una forchetta prima, con una spatola o le mani poi, si  incorpora la farina alle uova.
Una volta che la pasta ha raggiunto una bella consistenza omogenea e non si appiccica più al piano di lavoro la si spiana fino a ottenere delle strisce di circa 10 cm di spessore al centro delle quali si metterà il ripieno,  un cucchiaino colmo circa, intervallandolo in modo da poter poi chiudere i tortelli e avere un piccolo margine di pasta. Ripiegheremo la pasta su se stessa facendo attenzione a far uscire l'aria e con le dita faremo pressione sui bordi della pasta per fare aderire bene i lembi intorno al ripieno.
Con un tagliapasta o un coltello si divideranno i tortelli e si metteranno ad asciugare su vassoietti di cartone spolverizzati di farina.
Ecco fatto!
Per la cottura basterà immergerli in acqua bollente salata e farli cuocere per qualche minuto, la cottura dipende dallo spessore della pasta (io ho spianato fino al penultimo "buco" della spianatrice a mano) e dalla grandezza dei tortelli, la prova assaggio qui è d'obbligo!
Condire con la salsa che più vi aggrada e servire ben caldi.

venerdì 2 dicembre 2011

Dolcezze - Torta di Ricotta di Piera or Piera's Ricotta Cheese Pudding


Qualche settimana fa sono andata a casa in Toscana e ho colto l'occasione per passare una serata con le mie sorella e Piera, una nostra cugina con la quale abbiamo condiviso l'infanzia e che è considerata da noi come la quinta sorella. E' stata una serata di chiacchiere e risate, di confidenze e di un bel tepore familiare e dopo una buona e agognata pizza Piera ci ha deliziate con una torta semplice e delicatissima. 
Una volta tornata a casa l'ho subito provata e devo dire che al secondo assaggio c'è stata la conferma del mio amore per questa torta.
La facilità dell'esecuzione la rende pericolosa, potrebbe presentarsi sulla tavola più e più volte!
Andrea, che non ama molto il sapore delle uova nelle torte è riuscito ad apprezzarla accompagnata da una salsa di frutti di bosco, io la preferisco in purezza.
Gli ingredienti sono pochi e semplici:
  • 500 g di ricotta
  • 150 g di zucchero
  • 4 uova
  • 1 cucchiaio di farina
In una ciotola si mescolano le uova con lo zucchero, poi si aggiunge la ricotta e infine la farina fino ad amalgamare bene l'impasto. Di mia iniziativa ho aggiunto un po' di essenza di vaniglia che secondo me ci stava proprio bene.
Io ho usato una teglia da 26 cm, credo troppo grande, una teglia da 22 cm, o forse anche da 20 cm, sarebbe stata più adatta perché la torta è venuta veramente sottile. In più ho usato della carta da forno bagnata e strizzata e l'impasto s'è un po' attaccato in cottura, nulla di tragico, ma la prossima volta userò della carta da forno imburrata e infarinata.
Si inforna a 180°C fino a che la torta si colorisce e la consistenza della torta non è più liquida ma si solidifica senza indurirsi. Circa 30-40 minuti.
Far freddare e servire da sola o accompagnata da una salsa di frutti di bosco, quasi fosse una cheesecake senza base di biscotti.
Una tortina decisamente da tenere in considerazione nelle prossime festività e da servire in occasione delle riunioni fra amici e parenti.
Deliziosa!


giovedì 1 dicembre 2011

Si Avvicina il Natale - Delia Smith's Traditional Custard



Scroll Down for English Version

Come tutti gli anni, con l'avvicinarsi delle feste natalizie comincio a pensare a cosa preparare per allietare i coomensali. La tradizione vuole che il giorno di Natale vengano servite mince pies accompagnate da custard, la famosa crema inglese, ricca, deliziosa e decadente. Per questa festa speciale seguo la ricetta di Delia Smith che prevede panna al posto del mix di panna e latte e rende quindi la preparazione particolarmente indicata per essere servita nei mesi invernali e in occasioni speciali.
  • 1 bacca di vaniglia
  • 275 ml panna fresca
  • 3 tuorli grandi
  • 1 cucchiaino di maizena
  • 25 g zucchero 
Tagliare la bacca di vaniglia nel senso della lunghezza a con un cucchiaino raccogliere i semi che andranno messi, insieme alla bacca, in una pentolina nella quale verrà versata la panna. Accendere il fuoco a fiamma bassa e portare quasi a ebollizione.
Nel frattempo, con una frusta, montare lo zucchero, la maizena e i tuorli amalgamandoli bene.
Rimuovere la bacca di vaniglia dalla panna e, mescolando con la frusta, versare la panna nel composto di uova. Versare subito questo composto nella pentola e mettere sul fuoco mescolando con una spatola di silicone o un mestolo di legno e far cuocere a fuoco dolce fino a quando raggiunge il punto di ebollizione e la crema ottenuta comincia ad addensarsi e vela il cucchiaio.
Versare al crema in una salsiera e coprirla con della pellicola per alimenti facendo attenzione a che le pellicola sia a contatto con la crema per mantenerla morbida.
Per riscaldare la crema basta togliere la pellicola e immergere la salsiera in una pentola d'acqua che bolle dolcemente.
La crema inglese si mantiene per qualche giorno in frigo ed è ottima per accompagnare le deliziose mince pies, il tradizionale panettone o altri dolci che ci allieteranno durante le feste. Ottima anche con una fetta di torta di mele.


English Version


Delia Smith's Traditional English Custard
  • 1 vanilla pod
  • 275 ml double cream
  • 3 large egg yolks
  • 1 teaspoon cornflour 
  • 25 g golden caster sugar 
Begin by splitting the vanilla pod lengthways and using the end of a teaspoon to scoop out the seeds. Then place the pod and the seeds in a small saucepan, along with the cream. Now place the pan over a gentle heat and heat it to just below simmering point.
While the cream is heating, whisk the egg yolks, cornflour and sugar together in a medium bowl using a balloon whisk. Next remove the vanilla pod from the hot cream. Then, whisking the egg mixture all the time with one hand, gradually pour the hot cream into the bowl.
When it's all in, immediately return the whole lot back to the saucepan using a rubber spatula. Now back it goes on to the same gentle heat as you continue whisking until the custard is thick and smooth, which will happen as soon as it reaches simmering point. If you do overheat it and it looks grainy, don't worry, just transfer it to a jug or bowl and continue to whisk until it becomes smooth again.
Pour the custard into a jug or bowl, cover the surface with clingfilm and leave to cool. To serve it warm later, remove the clingfilm and sit the bowl over a pan of barely simmering water.

Le Cremosità - Minestrone di Fagioli e Patate con Pesto or Beans and Potato Soup with Pesto


Il mio preferito fra i minestroni.
C'è dentro tutto il sapore dell'infanzia, i vetri appannati della cucina d'inverno e la novità del pesto che lo accompagnava e che per una volta non si presentava con la pasta. Questa estrosità mi ha subito conquistata e da quando ho assaggiato questa combinazione non sono più riuscita a mangiare il minestrone da solo senza che mi sembrasse incompleto.

Il minestrone di fagioli e patate semplificato si fa così:

Soffritto di carote, sedano, cipolla, uno spicchio d'aglio e un po' di rosmarino.
Si aggiungono delle patate tagliate a tocchettoni e dei fagioli precedentemente ammollati. Si aggiunge abbastanza acqua da ricoprire a filo e si fa bollire il tutto fino a che patate e fagioli sono cotti.
Una volta che i fagioli son cotti se ne raccolgono un po' che terremo da parte e poi si passa tutto il resto, io uso un frullatore a immersione che semplifica le cose.
Alla crema ottenuta si aggiungono i fagioli tenuti da parte.
Si assaggia e si aggiunge un po' di sale e pepe.
A parte volendo si possono cuocere degli spaghetti spezzati che andranno aggiunti al minestrone una volta cotti. Si lascerà riposare il minestrone per una decina di minuti da quando si aggiunge la pasta e poi si serve, rigorosamente con un cucchiaino di pesto e un giro d'olio buono.

martedì 22 novembre 2011

Circolo di Lettura & Dolcezze: Rocky Road Chocolate Cake



Eccomi di ritorno da un lungo fine settimana passato in Toscana a aiutare una delle mie sorelle a imbiancare la casa dove si trasferirà a breve.
Una bella e faticosa rimpatriata che ha fatto si che questo mese di novembre grigio e nebbioso si trasformasse in  occasione conviviale.
Devo dire che questo mese di novembre alla fine si sta rivelando meno noioso di quanto pensassi infatti un paio di sabati fa abbiamo inaugurato il Circolo di Lettura.
Da tempo volevo partecipare a un circolo letterario, allora mi sono guardata un po' in giro all'inizio di settembre ma ancora nelle biblioteche tutto taceva. Quando sono uscite le liste dei libri che avrebbero letto e discusso non mi sono ritrovata nelle scelte fatte e così ho deciso, insieme alla mia amica Barbara, che se non c'era un gruppo di lettura che mi piaceva potevamo sempre organizzarne uno noi!
Da organizzatrice quindi ho pensato di cambiare le regola del gioco. Di solito ai circoli di lettura si va dopo aver letto tutti lo stesso libro e se ne discute. Da una parte è molto bella questa forma di condivisione, dall'altra ho pensato che fosse un po' troppo accademica, troppo costrittiva.
Con che criterio avrei scelto i libri?
E poi ecco l'idea che avrebbe conciliato i gusti di tutti: ognuno avrebbe portato il libro che stava leggendo in quel momento o l'ultimo libro letto che era piaciuto e ne avrebbe parlato introducendolo agli altri.
La formula della libertà di scelta è stata vincente. Ci siamo ritrovate in 7 (tutte donne, sarà un caso?) e abbiamo passato un bel pomeriggio a chiacchierare di libri, di lettura, ma non solo, a sorseggiare bevande calde e assaggiare dolci. Per l'occasione, cercando di non esagerare come il mio solito, avevo preparato la Torta di Mele della zia Adriana, i Biscotti Anzac e una new entry: la Rocky Road Chocolate Cake di cui vi do subito la ricetta che ho trovato sul calendario 2012 di Goodfood al mese di aprile.
Per la torta di cioccolato:
  • 175 g di burro, più un po' per imburrare la teglia
  • 200 g di zucchero di canna moscovado
  • 2 uova grandi
  • 140 g di farina autolievitante
  • 50 g di cacao in polvere
Per la Rocky Road:
  • 100 g di burro
  • 300 g di cioccolato fondente spezzettato
  • 3 cucchiai di golden syrup ( difficile da reperire in Italia, si tratta di uno sciroppo estratto dallo zucchero di canna. Si può sostituire con dello sciroppo d'acero che è però più liquido e meno dolce oppure da pari quantità di miele e sciroppo di mais che io ho trovato in un negozio di alimenti bio.)
  • 12 marshmallows tagliati a metà con le forbici o in 4 se molto grandi
  • 85 g di Maltesers (che io non ho usato)
  • 85 g di uvetta (che ho sostituito con 100 g di cranberries disidratati)
  • 50 g di noci divise a metà (ho aumentato la dose di 50 g e ho tritato le noci grossolanamente)
Prima si prepara la torta di cioccolato.
Accendiamo il forno a 180°C.
Ungiamo una teglia quadrata di 20 cm di lato e foderiamola con carta da forno.
Scioglieremo poi il burro in una pentola capiente e lo faremo poi raffreddare per 5 minuti.
Al burro aggiungeremo poi lo zucchero, le uova, la farina e il cacao e mescoleremo bene tutti gli ingredienti.
Verseremo il composto nella teglia e lo faremo cuocere per circa 35 minuti o fino a che la "prova stuzzicadenti" non ci dice che l'interno della torta è bello asciutto.
Prepareremo a questo punto la nostra rocky road sciogliendo il burro, il golden syrup e il cioccolato fondente in una bastardella a bagnomaria. Si farà freddare questo composto per circa 15 minuti prima di aggiungere gli altri ingredienti.
Bisogna fare attenzione che il mix di cioccolato non sia caldo altrimenti i marshmallows si scioglieranno. Una volta che tutti gli ingredienti sono stati ben amalgamati si versa il composto sulla torta di cioccolato distribuendola bene.
La torta è finita, basterà far consolidare il tutto in un luogo fresco. Io ho messo la torta sul pianerottolo lontano da zampine curiose e l'ho coperta con della pellicola per alimenti.
Il giorno dopo l'ho tolta dalla teglia e tagliata in 16 quadrotti.
Devo dire che è stata molto apprezzata, anche da Andrea che non va matto per i marshmallows e che ha detto che nonostante la loro intrusione e la loro consistenza che ricordava i "lumagòt" (non ho parole!) il dolce era veramente buono.

martedì 8 novembre 2011

Estrosità - Biscotti con Glassa Birichina or Biscuits and Cheeky Icing


Esperimenti con la glassa.
Prima ancora di andare ai corsi di pasticceria e di vedere come vengono decorate torte e biscotti, io avevo fatto i miei esperimenti.
Una pasta frolla rigorosamente senza lievito, un tagliabiscotti a forma di cuore e un po' di glassa bianca. Ho aggiunto del colorante alimentare e decorato con perline di zucchero e altre "chincaglierie" commestibili.

Questi semplici biscotti di frolla sono deliziosi e perfetti per accompagnare un tè pomeridiano, ottimi a colazione così come sono o spalmati con un velo di marmellata o nutella.
Se avete voglia di divertirvi potete anche voi trasformarli in leziosi completini o decorarli con ghirigori a seconda dell'ispirazione e dell'estro del momento.
Ho visto di biscotti così agghindati tempo fa e ho voluto provare a rifarli.
Non sono venuti particolarmente bene, ma il gusto era delizioso e in definitiva sono divertenti.
Biscotti da servire per farsi due risate.

 
Con questa ricetta partecipo al seguente contest:
 
 


Lunch Box - Quiche di Verdure & Pancetta Affumicata or Mixed Vegetables and Smoked Pancetta Quiche


Andrea mangia sempre fuori a pranzo e, visto che dove lavora non c'è una mensa aziendale, la scelta delle cose da mangiare non è così varia. Non può mica mangiar sempre panini o primi piatti preparati aprendo buste in cui pasta e condimento aspettano congelati di essere riportati a una temperatura rispettabile per poter essere consumati. Così una volta a settimana si porta il pranzo da casa. Il fatto di non poter disporre si un forno a micro onde dove poter scaldare quello che si porta e le sue idiosincrasie in ambito alimentare rendono abbastanza difficile decidere cosa preparare. A parte i sempre ben accetti panini, che pur se fatti con pane integrale, infarciti di fresche insalate, pomodori succosi spolverati di origani, affettati magri e di ottima qualità son sempre e comunque panini, l'idea delle quiches non gli dispiace e così ogni tanto ne cucino una e per un paio di giorni è sistemato.
Di solito utilizzo una base di pasta sfoglia, poche volte ho fatto la pasta brisée seguendo una collaudata ricetta che mi è stata passata da mia madre che probabilmente l'avrà avuta dalla zia Adriana che per anni ha abitato in Francia.
Stavolta ho utilizzato la pasta fillo.
Il risultato è stato ottimo, la pasta croccante e dorata, con appena una punta di dolcezza si è accompagnata perfettamente con un ripieno di verdure miste (quello che c'era in frigo e freezer) che ho fatto saltare in un filo d'olio. Dei peperoni rossi e gialli, dei fagliolini appena scottati e per dare un po' di sapore un po' di pancetta affumicata croccante. Ho mescolato il tutto con il solito mix di latte, uova, sale, pepe e un pizzico di erbette di Provenza e ho versato il composto in una teglia rivestita da alcuni strati di pasta fillo spennellati di busso fuso.
Una cottura di circa 30 minuti a 190°C e la quiche era pronta.
Se mi munissi di tegliette monoporzione potrei incartarne una in un bel tovagliolo a quadrettoni, accompagnarla a un frutto e a una bottiglietta di limonata fatta in casa e Andrea potrebbe trasformare la pausa pranzo in un picnic!

lunedì 7 novembre 2011

Primi Freddi & Vecchi Amori - Minestrone di Verdure in Due Versioni or Vegetable Soup Two Ways


L'autunno sta imperversando, pioggia e tempo brutto e così si cerca conforto nel cibo caldo che fino all'altro ieri avevamo rifiutato cercando di combattere l'afa.
A me piacciono tutte, ma proprio tutte le verdure e i minestroni, i passati, le vellutate. Sono un modo favoloso, semplice ed economico per scaldare il cuore e l'anima.
Parto sempre da un soffritto di cipolla oppure scalogno o ancora porri e aggiungo quasi sempre uno spicchio d'aglio.
Il soffritto può essere lasciato appassire in un filo d'olio extravergine oppure, per chi deve tener d'occhio la linea si può sostituire l'olio con un dito d'acqua. Tanto il sapore verrà dato dalle verdure gustose e rigorosamente di stagione.
Il minestrone è la base di partenza e un ottimo modo per dar fondo alle verdure che, in ogni stagione, si trovano a soggiornare nel nostro frigo senza che si riesca a mangiarle prima che appassiscano o peggio vadano a male.
Quelle carotine non più croccantissime, le foglie esterne dei finocchi che non sono bellissime da presentare in pinzimonio, le coste più grosse del sedano, delle piccole rape, un pezzo solitario di zucca, due patate, dei fagioli già cotti, oppure ceci, bietoline, spinaci, per non parlare di broccoli e cavolfiori!
Tutto va bene, tutto è buono.
Io uso parte delle verdure che compro per accompagnare piatti di pesce e carne oppure per condire la pasta e parte finisce nel calderone dei minestroni di verdura.
Assicuratevi di avere spazio nel freezer perché per qualche strana magia si otterranno sempre dei quantitativi abbondanti di minestrone e, a meno che non vogliate cibarvi di questo a pranzo e a cena per qualche giorno, potrete congelarne un po' e tenerlo per quai giorni in cui non si ha voglia di cucinare.
Quando il soffritto è pronto aggiungo le verdure che ho a disposizione dopo averle tagliate a pezzettoni e copro il tutto a filo con dell'acqua fredda, porto a ebollizione e faccio cuocere a fuoco dolce fino a quando le verdure sono abbastanza morbide da poter essere spezzate con un mestolo di legno.
Si possono aggiungere del granulare vegetale, erbe aromatiche fresche o essiccate, io a volte lo faccio, a volte no, sicuramente aggiungo del sale e una bella macinata di pepe e poi servo il minestrone a pezzettoni con delle fette di pane rustico abbrustolite e un giro d'olio a crudo.



La seconda versione, sempre dello stesso minestrone, si ottiene grazie a quel grande attrezzo che è il frullatore a immersione.
In questo modo anche chi non è amante dei minestroni a pezzettoni, come Andrea, si avvicina alle verdure con curiosità e gusto.
I passati di verdure sono deliziosi e possono essere arricchiti a piacimento con crostini, riso, farro oppure orzo cotti separatamente e aggiunti 5 minuti prima di servire. Un tocco di panna liquida fresca e una noce di burro per i più golosi, una grattata di noce moscata e ancora della pasta, come gli spaghetti spezzati. Si possono anche arricchire questi passati con triti di erbe aromatiche fresche a mo' di decorazione e per un tocco di gusto in più come dell'erba cipollina, o della menta su un passato di piselli, del prezzemolo o qualche fogliolina di maggiorana.

A ognuno la sua versione!

giovedì 27 ottobre 2011

Si Avanzi col Pollo Arrosto - Sandwich con Polpette di Pollo or Chicken Meatball Sandwiches


Domenica ho fatto, per la prima volta dacché mi ricordi, il pollo arrosto. Insomma, in due non è che si mangia tanta carne e quindi mi ero sempre accontentata di prendere petti di pollo o comunque parti già tagliate. Un paio di settimane fa, mentre mi aggiravo da sola, con calma, fra le corsie del supermercato, ho notato che il petto di pollo costava di più di un pollo intero e così ho deciso che avrei sperimentato e che poi avrei usato gli avanzi per cucinare qualcosa di buono e sfizioso, magari un'insalata di pollo, magari qualcos'altro.
Ho voluto leggere e documentarmi per fare il pollo più buono che si potesse fare. Contro di me remava Andrea con il suo scetticismo e il suo voler solo il petto e niente coscia perché provvista d'osso. Ho raccolto la sfida e mi son messa all'opera.
Ho deciso di fidarmi di Jamie Oliver. Nel suo libro "Ministry of Food" ho trovato una ricetta che mi piaceva e così ho deciso di seguirla, e naturalmente di stravolgerla anche un po'. La ricetta del pollo sul libro è molto semplice, io ho voluto aggiungere un tocco con del burro aromatizzato messo a ricoprire il petto, proprio sotto la pelle, per mantenerlo morbido, profumato e succoso. Naturalmente essendo questa una ricetta british non poteva mancare il sughetto con cui accompagnare la carne e che nelle Isole Britanniche si  usa per condire le verdure e versato sulle patate arrosto e negli Yorkshire puddings.

Ingredienti per il pollo e per un buon quantitativo di gravy:
  • 1 pollo di circa 1 1/2 kg (scegliete polli da allevamenti bio o controllati, niente carne di scarsa qualità se si vuol mangiare sano)
  • 100 g di burro ammorbidito
  • un mazzetto di erbe aromatiche miste (salvia, rosmarino, cerfoglio, timo, dragoncello, origano, alloro)
  • un capo l'aglio (io ho usato spicchi d'aglio che avevo arrostito con la zucca e che non avevo consumato)
  • 1 limone non trattato
  • 2 carote
  • 2 gambi di sedano
  • 2 cipolle medie
  • 2 rami di rosmarino
  • 5 foglie di salvia
  • 2 foglie di alloro
  • olio evo
  • sale
  • pepe
  • 1 cucchiaio di farina
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • 1 litro di brodo di pollo
Accendere il forno a 240°C.
Il pollo deve essere tolto dal frigo 30 minuti prima di infornarlo.
Tagliamo le carote, il sedano e le cipolle a pezzettoni e si mettono in uno strato in una teglia da forno che possa poi essere usata anche sui fornelli.
Si aggiungono  i 2 rami di rosmarino, le 5 foglie di salvia, le 2 foglie di alloro e un giro di olio.
Tritiamo metà del mazzetto di erbe aromatiche, aggiungiamo un po' di sale e pepe e incorporiamolo al burro con un mestolo di legno o una spatola.
Prendiamo il pollo e creiamo uno spazio fra la pelle e il petto del pollo sollevando la pelle con le dita o con un cucchiaio.
A questo punto io avevo già indossato i guanti di lattice che proprio di toccare l'animale tutto intero a mani nude non ce la facevo!
Prendiamo il burro aromatizzato, lo dividiamo in due parti e lo inseriamo nello spazio creato fra pelle e petto da tutte e due le parti.
Dividiamo il limone a metà e lo inseriamo nella cavità del pollo insieme all'altra metà del mazzetto di aromi non tritati.
Si adagia il pollo nella teglia sulle verdure e si inforna.
Si abbassa subito la temperatura a 200°C.
Il pollo cuocerà in circa 1 ora e mezzo, verso metà tempo di cottura si irrorerà il pollo con i suoi succhi e se questi non dovessero essere sufficienti a mantenere la giusta umidità sulle verdure a far si che non si brucino, aggiungete un po' d'acqua.
Quando il pollo sarà cotto metterlo su un tagliere e dopo aver tagliato le ali lo faremo riposare per 15 minuti almeno, coperto da uno strato di stagnola e un paio di canovacci da cucina.
A questo punto si inizia a preparare il sughetto. Prendiamo la teglia con le verdure e gli aromi e inclinandola si toglie un po' del grasso che si trova in superficie. Mettiamo la teglia sui fornelli, si aggiungono le ali arrostite e cominciamo a "pestare" carne, aromi e verdure con lo schiacciapatate (acquistato la scorsa settimana all'Ikea). Aggiungiamo la farina e continuiamo a schiacciare gentilmente e a mescolare il composto. E' il momento di aggiungere anche il vino, di continuare a usare il nostro schiacciapatate e la spatola per amalgamare bene il tutto. Dopo pochi minuti, quando l'alcol del vino è evaporato, si aggiunge il brodo ben caldo e si lascia sobbollire tutto questo miscuglio profumatissimo per 10 minuti, fino a che diventa un po' più denso. Si mette un bel colino capiente a maglia fitta sopra una ciotola, si versa la salsa nel colino e con un mestolo di legno si preme bene sulle verdure e la carne per far passare tutta la bontà della gravy nella ciotola.
Ora il pollo è pronto per essere servito.
Io ho imparato a tagliare e servire il pollo, "the art of carving", così importante per Inglesi e Americani, in modo semplice e sbrigativo, senza stare a portare l'animale intero in tavola e far fettine al momento.
Ho trovato questo video su YouTube dove uno chef francese spiega molto bene, con il suo inglese "lievemente" accentato, come tagliare il pollo. L'unica differenza fra la sua tecnica e la mia, a parte il suo taglio perfetto e i miei un po' più pasticcioni, è che io ho tagliato il petto a fettine invece di lasciarlo intero o diviso in due parti, In questo modo si hanno più porzioni e sarà più facile il riutilizzo degli avanzi.
Eccoci arrivati alla parte degli avanzi!
Si perché qui si parlava di polpette no?
Presto fatte:
nel frullatore ho messo gli avanzi di pollo 2 uova, del pangrattati, uno zucchinetto, una cipolla di tropea, un po' di sale, pepe, poco pane ammollato nel latte e del grana grattugiato. Ho assaggiato l'impasto e quando mi è sembrato della giusta consistenza, quindi non troppo molle, l'ho messo a riposare in frigo. La sera, al momento di preparare la cena, ho fatto le polpette prelevando un cucchiaio di impasto e passandolo nel pangrattato. Le ho fatte schiacciate in modo che cuocessero velocemente nel sughetto dell'arrosto avanzato. E così sono state servite con delle verdure di stagione, mentre per un pranzo veloce ho preparato un bel sandwich tostando delle fette di pane integrale e spalmandole appena con della senape dolce, ho aggiunto del pomodorini tagliati a fette e conditi con un pizzico di fior di sale e origano, ho creato un altro strato con del finocchio croccante tagliato a fette sottilissime e infine le polpette, anche queste appena scaldate e affettate.
Un panino veramente gustosissimo, fresco eppure adatto all'autunno perché il calore della carne e del pane appena tostato hanno avvolto tutti gli altri gusti ed esaltato gli aromi delle verdure.
Così con un polletto da un chilo e mezzo abbiamo pranzato in due la prima sera, abbiamo fatto delle polpette che si possono congelare e ne son venute un bel po' sicuramente per un pranzo per 4 persone e con un paio di queste ho fatto il panino per pranzo.
Non male no? E tutto per il prezzo di un buon petto di pollo...

martedì 18 ottobre 2011

In attesa del Natale - Biscotti con Pistacchi e Cranberries or Pistachio & Cranberry Cookies

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Appena arrivato il numero di novembre di Goodfood mi sono messa a sfogliarlo perché sapevo che ci sarebbero state le prime ricette di Natale. Giusto in linea con i miei primi esperimenti, i primi abbozzi di menù e regali culinari che ho in mente per quest'anno.
E allora ho provato a fare questi biscotti, il cui impasto può essere preparato in anticipo, congelato e cotto quando siamo pronti per regalare i biscotti o se si hanno ospiti all'ora del tè.
Per circa 22 biscotti ( a me ne son venuti di più, circa 30 perché li ho fatti di circonferenza più piccola):
  • 175 g di burro ammorbidito
  • 85 g di zucchero semolato (ne ho messi 95 g perché i biscotti devono essere dolci secondo Andrea)
  • 1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 225 g di farina 00
  • 75 g di pistacchi (che ho sbollentato per un paio di minuti in acqua bollente per poi togliere la buccia strofinandoli in un canovaccio)
  • 75 g di cranberries (mirtilli rossi) essiccati
Mescolare il burro, lo zucchero e la vaniglia con un mestolo di legno. Aggiungere la farina, poi i pistacchi e e i cranberries. Mescolare bene, con le mani fino a ottenere un'impasto omogeneo.
Suddividere l'impasto in due parti e formare due cilindri di circa 5 cm di diametro. Io volevo dei biscotti più piccoli e ho fatto i miei cilindri di circa 2,5 cm.
Avvolgere l'impasto così formato in pellicola per alimenti e mettere in frigo per circa 1 ora o in freezer fino a 3 mesi.
Scaldare il forno a 180°C/ 160°C ventilato.
Tagliare i cilindri d'impasto in dischi da 1 cm di spessore e sistemarli su una teglia ricoperta di carta da forno e cuocere per circa 12-15 minuti (questo è quanto dice la ricetta, a me ci sono voluti circa 20 minuti prima che i biscotti si colorissero un po'. Far freddare su una griglia da pasticcere.
Li ho fatti domenica e li ho conservati in una scatola a chiusura ermetica. Oggi, martedì, sono ancora buoni e fragranti.
Se congelate l'impasto basta farlo scongelare in frigo per una notte
Il sapore intenso dei pistacchi si sposa benissimo con il dolce aroma dei cranberries. L'impasto è  un goloso scrigno che racchiude amabilmente i sapori degli ingredienti usati.



English Version

I tried this recipe taken from the November issue of GOODFOOD magazine. It's a great recipe that can be prepared ahead  and  when needed  you can bake great biscuits for an afternoon tea or to store in a nice box and give away as a present.
  • 175 g butter, softned
  •  85 g golden caster sugar
  • 1/2 tsp vanilla extract
  • 225 g plain flour
  • 75 g pistachios
  • 75 g dried cranberries
Mix the butter, sugar, vanilla extract with a wooden spoon. Stir in the flour, then tip in the pistachios and cranberries - you might need to get your hands in at this stage to bring the mix together as a dough. Halve the dough and shape each half into a log about 5cm across. Wrap in cling film, then chill for 1 hr or freeze for up to 3 months.
Heat the oven 180C/160C fan/gas 4. Slice the logs into 1cm-thick rounds, place on baking tray lined with baking parchment and bake for 12-15 mins (it took 20 mins for my biscuits to get light golden).
Cool completely on the tray  - I had mine cool on a wire rack.
If using frozen dough, do defrost it in the fridge overnight before baking.
I loved the taste of these biscuits, the dough is rich and buttery, and pistachio and cramberries go very well together.


lunedì 10 ottobre 2011

Senza Foto - Salame di Cioccolato Senza Uova anzi Due or Sweet Chocolate "Salami" without Eggs

Per il BBQ di fine estate ho deciso di cimentarmi in un dolce che da queste parti sembra essere ancora sulla cresta dell'onda: il salame di cioccolato.
Ricordo che da piccola c'era stato un momento di fama e plauso per questo dolce di assemblaggio, che non richiedeva cottura in forno e quindi anche i più piccoli potevano provare a farlo senza problemi.
Come il dolce di riso soffiato e Mars era poi caduto nell'oblio, o così almeno credevo, fino a che non mi sono trasferita a Mantova dove, in ogni ristorante tipico che si rispetti, rientra nella lista dei dolci insieme alla sbrisolona, la torta di tagliatelle e l'Elvezia.
La scelta è caduta su questo dolce perché avevo in casa una confezione grande di biscotti secchi Oro Saiwa, che non so come mai da me in Toscana si chiamano "le marie"
Ho letto un po' in giro per vedere le varie ricette e alla fine ne ho creata una tutta mia che è stata un successo: di 2 salami di cioccolato da cui son state tagliate almeno una ventina di fettine ciascuno non sono rimaste neppure le briciole, da cui la mancanza di foto per questa ricetta.
Visto che alla festa c'erano anche dei bimbi, ho pensato di procedere senza uova. Non mi piace usare le uova crude se ho ospiti, soprattutto bimbi.
Ecco cosa serve per 2 salami (noi eravamo in 22):
  •  450 g di Oro Saiwa
  • 150 g di cioccolato fondente
  • 100 g di cacao amaro
  • 200 g di zucchero a velo
  • 100 g di burro a temperatura ambiente
  • 50g di burro fuso
  • 250 ml circa di acqua bollente in cui s fa sciogliere un cucchiaino colmo di caffè solubile
  • 3 cucchiai di nutella
  • 20 g di nocciole tritate
Per prima cosa ho tritato i biscotti con le mani e li ho messi in una ciotola con il cacao, le nocciole e lo zucchero e il burro a temperatura ambiente.
Ho mescolato il tutto e poi ho aggiunto il cioccolato fondente che ho fatto sciogliere a bagnomaria con i 50 g di burro.
Nel frattempo ho stemperato la nutella nel caffè bollente e l'ho aggiunta agli altri ingredienti.
Una volta che il composto si è ben amalgamato l'ho diviso in due parti e ho formato 2 salami ognuno su un pezzo di carta stagnola.
Ho avvolto i salami nell'alluminio e li ho messi in frigo dove devono consolidarsi per almeno 3 ore. Io li ho preparati il giorno prima e al momento di tagliarli erano belli compatti, dolci al punto giusto e punteggiati di biscotto senza essere troppo asciutti, cioccolatosi senza essere troppo stucchevoli.
Buoni!

Voglia d'autunno - Rivisitazione della Torta delle Rose con Cannella, Noci Brasiliane e Caramello or Cinnamon Brasilian Nuts Sticky Buns

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Dedico questa ricetta a Laura che mi ha confessato di esser venuta a sbirciare sul blog per acquietare una improvvisa voglia di dolce.
Che questa nuova ricetta spero di addolcire ancora di più i suoi pomeriggi!

Ecco la ricetta che ho preso dal sito di Goodfood  e ho cambiato solo le noci :

Per l'impasto
  • 450g farina per pane (tipo Manitoba)
  • 50g zucchero
  • 1 cucchiaino di sale
  • 85g burro, tagliato a pezzettini
  • 7g  lievito di birra secco
  • 2 uova sbattute
  • 150ml di latte intero
  • olio di semi per ungere la teglia

 Per il ripieno
  • 2 cucchiaini di cannella in polvere 
  • 85g zucchero di canna chiaro
  • 100g noci brasiliane

 Per il caramello in superficie
  • 125g burro fuso, più un poco  
  • 125ml sciroppo d'acero 
  • 50g zucchero di canna chiaro 
  • 100g noci brasiliane tritate grossolanamente
Mettere la farina, lo zucchero e il sale in una ciotola, aggiungere il burro e incorporarlo fino a che il composto assomiglia a briciole di pane. Aggiungere le uova e il lievito. Versare poi il latte e  mescolare il tutto fino a ottenere un impasto soffice. Aggiungere ancora un poco di latte se necessario a raggiungere la giusta consistenza.  Impastare con un mixer con l'attacco per impasti per circa 7 minuti i a mano per circa 15 minuti fino a che l'impasto  diventa liscio ed elastico. Mettere l'impasto in una ciotola leggermente unta con l'olio e coprirlo con della pellicola per alimenti unta e lasciar lievitare per circa 1 ora o fino a che raddoppia in volume.


Prepariamo il ripieno mettendo la cannella, lo zucchero e le noci nel frullatore e azionando il mixer fino a che le noci sono tritate sottilmente.

Sgonfiare l'impasto, dividerlo in due e stendere in due rettangoli di  circa 25 x 35 cm.
Sciogliere il burro e pennellarne metà su un rettangolo di impasto, poi spolverizzarlo con metà ripieno, con un mattarello premere il ripieno sulla superficie dell'impasto. Ripetere la stessa operazione con l'altro rettangolo di impasto. Arrotolare i rettangoli strettamente partendo da uno dei lati lunghi. Sigillare le estremità e tagliare ogni rotolo in 8 pezzi. (Questa preparazione, a questo punto, può essere congelata per 1 mese).

Spennellare con del burro fuso  2 teglie profonde di circa 20 x 30 cm.
Mescolare lo sciroppo d'acero, lo zucchero e il burro fuso rimanente e versare sulla base delle teglie cercando di ricoprire tutta la superficie. Spolverizzare con le noci. Mettere i rotoli d'impasto nelle teglie cercando di lasciare uno spazio di circa 2 cm fra un rotolo e l'altro. Coprire con della pellicola leggermente unta e mettere a lievitare per circa 30 minuti in un luogo tiepido.  

Accendere il forno a 180°C, togliere la pellicola e cuocere in forno per circa 30 minuti fino a che la torta non risulta dorata e ben cotta. (La prova stecchino è sempre il metodo migliore per testare la cottura dei dolci).
Sfornare e capovolgere la torta su un piatto di portata prima che si freddi altrimenti il caramello si indurirà e sarà impossibile sformarla. Servire tiepida.
Io ho fatto metà dose e ho usato una teglia quadrata di circa 20 x 20 cm e il risultato è stato perfetto.
Un dolce da "primi freddi" e che accompagnato da una buona bevanda calda è un ottima merenda domenicale.

English Version
I wanted to bake a nice cake for a Sunday afternoon treat and this one found on BBC Goodfood website was just right.
I used brasilian nuts instead of pecan because that is what I had in the pantry.

L'Autunno Mi Ha Colta Impreparata - Influenza & Cotognata or Influenza and Membrillo


Questo mese di ottobre mi è piombato addosso all'improvviso. Con lo strascico di tempo decisamente estivo il calo delle temperature improvvise mi ha fregata e mi son subito beccata la prima influenza di stagione.


Cosa c'entra questa foto con la cotognata vi chiederete.
Beh, l'influenza mi ha tolto ogni energia per un paio di giorni e così, ho aspettato che il malessere passasse vegetando sul divano avvolta in copertine che mi hanno tenuta al caldo. Quando i morsi della fame si sono fatti sentire ho arrancato fino alla cucina dove mi sono prodotta in una zuppa di pomodoro in busta - si versa il contenuto in una ciotola, acqua bollente e si mescola, e con l'ultimo pezzo di impasto di pane sono riuscita a farmi una specie di focaccetta cotta in padella per accompagnare la zuppetta corroborante.


Dopo che la febbre è scomparsa ho deciso di reagire e così mi son prodotta nella cotognata che non avevo mai fatto prima.
Ho tagliato le cotogne in quarti, ho tolto il torsolo e le parti ammaccate o rovinate e ho diviso ogni quarto in 3 o 4 pezzi. Ho tagliato un limone in quarti, ho messo tutto in pentola e ho ricoperto a filo con acqua. Ho fatto cuocere fino a che le cotogne erano morbide e le ho passate al passaverdura ottenendo una crema abbastanza liscia e corposa. Ho usato anche l'acqua di cottura, non tutta, e ho scartato il limone.


A questo punto ho pesato la passata di cotogne e ho aggiunto poco meno della metà del peso in zucchero (per 1 kg di cotogne ho aggiunto 450 g di zucchero semolato). Ho messo il composto in una pentola larga e bassa, e ho fatto bollire e ritirare il composto mescolando di tanto in tanto. Fate attenzione a questo punto perché il composto bolle e schizza ed è molto molto caldo.
Ho ripetuto questa operazione 2 volte perché il composto era troppo per la pentola che avevo..



Quando il composto diventa di un bel colore arancione e la consistenza è abbastanza solida da far si che una piccola quantità su un cucchiaio di legno non coli, si versa il composto in una teglia ricoperta di carta da forno.


Si livella il tutto con una spatola o un coltello e si fa asciugare. Per un paio di giorni in superficie e poi si capovolge e si fa asciugare anche la base.


Una volta che è pronta si avvolge in carta da forno e si conserva in frigo.
A me piace mangiarla a fine pasto accompagnandola a formaggi saporiti come grana o pecorino sardo. Ma anche a merenda, un quadratino o due ci regalano un po' di dolce energia.

giovedì 29 settembre 2011

Avanzi alla Riscossa - Grigliata Riciclata e Ratatouille Rivisitata or Recycled Bbq Leftovers and a Different Kind of Ratatouille


Domenica si è svolto l'annuale Oktoberfest organizzato da noi. Da tradizione si cucinano solo wurstel, di varia natura, e pollo, un po' di insalata di patate alla tedesca, della coleslaw fresca, un po' di hummus, che un tocco arabo ci sta sempre e tante torte portate dagli amici. Si accompagna tutto con fiumi di birra e ci si rilassa.
E' un ottima occasione per ritrovarsi e salutare l'estate con un ultimo BBQ.
Alla fine della bella giornata mi son ritrovata con qualche avanzo e così ho dovuto inventarmi modi nuovi per presentare del pollo marinato e cotto al BBQ e dei wurstel grigliati.
Con i wurstel, visto che era avanzato anche dell'impasto per il pane, ho deciso di fare dei panini speciali.
Ho steso la pasta di pane su un piano ben infarinato fino ad avere uno spessore di 1/2 cm e poi ho l'ho tagliata in tanti quadrati quanti erano i wurstel. Ho posizionato ogni wurstel su un quadrato di pasta e l'ho avvolto completamente, sigillando le estremità. Ho caldato il forno a 220°C e ho infornato questi panini ripieni spennellandoli prima con un po' di acqua e spolverizzando con semi di sesamo.
I panini sono pronti quando sono dorati in superficie, diciamo dopo circa 30 minuti, ma il tempo di cottura dipende dalla grandezza dei wurstel e dallo spessore dell'impasto.
Li ho serviti con un'insalta fresca e li abbiamo mangiati anche caldi: una delizia!


Sempre con la pasta di pane avanzata mi sono ispirata all'India e ho fatto una specie di naan, appunto un tipo di pane indiano. Ho steso una pallina di impasto su un piano infarinato e l'ho cotta in una padella precedentemente scaldata e appena unta d'olio. (In India usano il ghee altrimenti conosciuto da noi come burro chiarificato).
Ho cotto il pane da entrambe le parti schiacciandolo delicatamente con una spatola e girandolo nella padella in modo che la cottura fosse uniforme.
Ho servito questo pane con un avanzo di pollo già cotto che ho scaldato con delle patate lessate, l'ennesimo wurstel piccante tagliato a rondelle e un pizzico di curry in polvere, per seguire l'estro indiano.


Continuando con il tema degli avanzi, avevo in frigo una discreta porzioni di ratatouille fatta alla mia maniera, con delle melanzane, zucchini, peperoni e carote saltati in olio e aglio, poi fatti cuocere in un goccio d'acqua insaporita con del granulare vegetale e infine ho aggiunto del pomodori tagliati a cubetti, sale, pepe e un pizzico di erbe di Provenza. Di solito preparo le verdure in questo modo per accompagnare della carne alla griglia, ma stavolta ho deciso di fare un piatto vegetariano servendole con del semplice cous cous che ho cucinato seguendo le istruzioni della confezione, nel frattempo ho scaldato le verdure e voilà!
Un altro piatto originale con i soliti noiosi avanzi.

mercoledì 21 settembre 2011

...servito con - Pommes Duchesse & Fiori di Zucca Fritti or Duchess Potatoes and Fried Zucchini Flowers


Una bella bistecca di manzo, succulenta e saporita, o un filetto di pesce semplice e veloce da cucinare; magari del formaggio, tagliato al momento da una forma preziosa che conserviamo in un luogo fresco, o ancora uova, strapazzate o in camicia, semplici e nell'esser poco trattate sprigionano tutta la loro bontà rotonda.
Spesso ci dedichiamo al piatto forte scordandoci o non dando il giusto peso all'accompagnamento. Ecco che frettolosamente, quasi al momento di impiattare, tiriamo fuori dal frigo un pomodoro o della costosissima insalata mista, già tagliata e sedicente lavata, e via nel piatto con un giro d'olio e un pizzico di sale.
E' un peccato non dare il giusto peso ai piatti d'accompagnamento, si sminuisce anche la portata principale e non si ottiene l'effetto "piatto unico" che è diventato il segno dei nostri tempi.
Ecco allora che un contorno di patate un po' diverse o delle verdure che assumono una connotazione più ricca perché ricoperte di pastella fragrante trasformano un pasto in un'occasione di festa.
Le patate duchesse sono semplicissime da fare e gli ingredienti sono basilari e sicuramente li troverete in casa.
Per 4 persone:
  • 500 g di patate
  • 1 noce di burro
  • una manciata di grana grattugiato
  • una bella spolverata di noce moscata
  • sale
  • pepe
  • 1 o 2 tuorli (dipende dalla consistenza dell'impasto)
Io sbuccio le patate, le taglio a tocchetti e le cuocio a vapore. In questo modo le patate non assorbono acqua e cuociono più velocemente.
Le passo al passaverdura come farei per un purè e aggiungo tutti gli altri ingredienti  mescolando bene andando a formare un composto che deve essere abbastanza compatto.
Scaldo il forno a 200°C e, dopo aver messo il composto in una tasca da pasticciere con un becco a stella, formo delle cupolette su una teglia ricoperta da carta da forno.
Metto a cuocere per circa 15 minuti o fino a che le patate non cominciano a dorarsi.


Per i fiori di zucca invece ho usato una ricetta che ho trovato in una specie di enciclopedia sulle verdure intitolata (Monografie del Gusto) che veniva venduta con il Corriere qualche anno fa e che avevo preso insieme alla mia ex-collega e compagna scorribande Sara. Non so se lei usa i suoi libri, io ogni tanto ne sfoglio uno e prendo spunto come questa volta.
Qui la ricetta prevedeva anche una salsa di pomodoro che io ho tralasciato e ho servito i fiori con della carne e una bella insalata fresca di misticanza.
Ecco gli ingredienti per 4 persone:
  • 12 fiori di zucca (io li chiamo così ma sono più propriamente fiori di zucchino)
  • 200 g di farina autolievitante (io ho usato della farina normale e ho aggiunto un pizzico di lievito in polvere per torte salate)
  • 2 uova
  • 100 ml di birra chiara
  • 2 cucchiai di olio extravergine
  • 2 cucchiai di erbe aromatiche tritate (io ho usato dragoncelli, timo, basilico, prezzemolo e cerfoglio)
  • 1 dl di olio di semi d'arachide per friggere
  • sale
Si mescolano insieme la farina, i tuorli, l'olio evo, le erbe aromatiche e la birra. Si lascia riposare la pastella per circa 1 ora (io non l'ho fatto perché mi sono risolta all'ultimo minuto ma la pastella era buonissima e croccante).
Si devono poi montare a neve gli albumi  e si amalgamano alla pastella. Si scalda l'olio e si immergono i fiori nella pastella tenendoli chiusi, si scola la pastella in eccesso e si friggono i fiori girandoli.
Una volta scolati su carta assorbente si salano e si servono subito.
Questo per me è un piatto che, tanta è la sua bontà, potrebbe funzionare anche da solo, altro che accompagnamento!!!

venerdì 16 settembre 2011

Esperimenti - Torta di Pesche or Puff Pastry Peach Tart


Questa è una delle torte più sbilenche che abbia mai fatto eppure è una delle torte di cui sono più fiera!
Una semplice torta di pesche con una base di sfoglia...fatta da me!
Durante le vacanze di quest'anno siamo capitati, su suggerimento di un tipo inglese che non aveva ben chiaro il concetto di "bello" riferito al paesaggio, in un paesino dall'attraente nome di Matlock Bath. La parte più affascinante di questo posto è forse il nome. Per il resto sembra di essere catapultati in uno di quei villaggi marinari inglesi in cui il kitsch domina sovrano: Una friggitoria di pesce dopo l'altra, un tripudio di sale da gioco dove un'umanità annoiata e senza altri interessi buttava monetine negli ingranaggi di divertimenti che promettevano grandi peluche e orologi pacchiani. Il brutto di questo posto è che non c'era neppure il mare! Visto l'andazzo, e visto che ormai avevamo speso i soldi per il parcheggio, Io e Andrea ci siamo rifugiati in una libreria e lì ci siamo sentiti a casa. Io mi sono diretta verso la sezione cucina, Andrea verso lo sport e siamo riemersi con due libri scontatissimi che non potevamo proprio lasciarci scappare.
Il mio è un libro sui dolci scritto da un "celebrity chef" inglese di nome James Martin e nelle pagine iniziali, fra le preparazioni base, c'era una ricetta per la pasta sfoglia che mi ha colpita per la dose contenuta sia di burro che di farina, così ho pensato che avrei potuto provare a farla, almeno una volta, per vedere come andava.
Sono proprio contenta di essermi fermata a Matlock Bath ora, la ricetta della sfoglia è strepitosa: facile, seppur con tempi di attesa fra una stesura e l'altra dell'impasto, di gradevolissima riuscita. Sicuramente da riproporre, con altri ripieni, sia dolci che salati, una base fantastica per la fantasia. Andrea ha detto che la torta di pesche gli ricordava la millefoglie e, visto che c'erano solo sfoglia, pesche e un po' di zucchero, senza creme di nessun tipo, m'è sembrato commento fantastico!
Durante la preparazione ho visto che la torta non era perfettamente squadrata ma ho deciso di non rifilarla perché poi non avrei saputo cosa fare dei piccoli ritagli, così me ne sono infischiata della forma.
Ecco come si prepara la sfoglia con la ricetta di James Martin.

Per 350 g di impasto servono:
  • 200 g di farina
  • 1/4 di cucchiaino di sale
  • 150 g di burro
  • 1 cucchiaino di succo di limone
  • 100 ml di acqua fredda
Mescolare la farina e il sale in una ciotola.
Aggiungere il burro tagliato a cubetti e mescolare senza incorporare troppo il burro in modo che non si sciolga. In pratica si ricopre il burro con la farina senza "rompere" troppo i cubetti.
Aggiungere l'acqua, il succo di limone e mescolare (con le mani si fa in un attimo) il composto fino ad ottenere un impasto.
Su un piano infarinato tirare la pasta in un rettangolo di circa 30 x 10 cm. Questo lavoro di misurazione è stato facilitato dall'aver usato come spianatoia un tappetino di silicone nato appositamente per tirare gli impasti, infatti è quadrettato e diviso in centimetri. Una volta spianato si ripiega l'impasto portando i due lati più corti  al centro in modo da farli sovrapporre, un po' come piegare una lettera in 3 parti.
Mettere la pasta a riposare in frigo per 15 minuti e ripetere questa operazione per altre 4 volte sempre tenendo uno dei lati  corti rivolto verso di voi ( in pratica quello con le pieghe). Una volta che la sfoglia è stata tirata 4 volte si fa riposare in frigo ancora per 30 minuti e a quel punto sarà pronta per essere usata.
Tutta questa storia di girare e stendere è più complicata cercare di spiegarla che a farla, se avete dubbi, o la mia spiegazione è un po' confusa, cosa di cui non dubito, non vi scoraggiate e provate comunque, che potrà mai succedere?!
Si seguono i tempi di cottura delle ricette che vogliamo fare e un po' di buonsenso. Io ho acceso il forno a 200°C, ho rigato la sfoglia con un coltello affilato facendo una cornice, l'ho bucherellata con una forchetta al centro per non farla gonfiare troppo e una volta disposte le pesche ho spennellato i bordi con dell'uovo e spolverizzato tutto di zucchero semolato.
Deliziosa!!!

martedì 13 settembre 2011

Voglie Improvvise - Polpettone di Tonno con Capperi e Olive or Tuna fish, Capers and Olive Loaf


Qualche sera fa, mentre pensavo a cosa avrei potuto cucinare per cena, sono stata presa da un'irresistibile voglia di polpettone di tonno. Questa è una di quelle preparazioni per cui di solito faccio una telefonata a casa, mi faccio dare la ricetta approssimativa da mia mamma e poi procedo senza indugio. Stavolta ho cercato online e la prima ricetta che ho trovato è stata questa . L'aggiunta di olive, nel mio caso nere, che verdi non ne avevo, e dei capperi, che adoro, mi ha subito conquistata e mi sono messa al lavoro. Dopo 10 minuti che son serviti per prendere gli ingredienti e metterli nel mixer, formare il polpettoncino, avvolgerlo nella carta da forno e metterlo nell'acqua bollente , ho aspettato una mezzoretta ed ecco che la cena era pronta! Ho aspettato che si freddasse un po', ma neanche troppo, ho preparato la vinaigrette e l'ho condito. Accompagnato da insalata e pomodori.
Niente di più semplice.
Niente di più delizioso.

Esperimenti - Pane con pasta madre or Sourdough Bread

                      

Dopo aver curato, più o meno diligentemente, la mia prima pasta madre ecco che è arrivato il momento di provare a infornare una pagnotta. Mi sono documentata in rete e ho sfogliato i miei libri sulla panificazione e le idee, tecniche e metodologie per fare il pane usando la pasta madre sono numerose e discordanti.
Alla fine ho deciso, anche se titubante, di usare questo metodo che mi sembrava semplice rispetto ad alcuni dove venivano tenute in considerazione troppe variabili.
La cosa che più mi preoccupava di questo metodo era la cottura del pane partendo dal forno freddo, senza preriscaldarlo. Sono sempre stata abituata a cuocere il pane velocemente in forni caldissimi ed ho sempre avuto ottimi risultati.
Comunque ho deciso di fidarmi e ho seguito il procedimento passo passo e alla fine il risultato è stato un po' deludente: un pane con una crosticina liscia liscia, la mollica troppo compatta anche se elastica, e il gusto tendente al dolce. Naturalmente il pane è stato fatto fuori ugualmente, sia mai detto che si butta il pane solo perché non è uscito come ce lo immaginavamo.


Per il secondo tentativo ho deciso di seguire un altro metodo, mi sono basata su questa ricetta per le dosi, il metodo e i tempi di lievitazione e poi ho agito secondo il mio estro per la cottura: ho messo della carta da forno sulla pietra refrattaria che di solito uso per cuocere il pane e ho scaldato il forno a 260°C. Ho messo una teglia sul ripiano più basso del forno e quando sono stata pronta per infornare il mio pane ho versato nella teglia bollente una tazza d'acqua calda. Ho abbassato la temperatura del forno a 210°C (forno elettrico ventilato) e ho cotto il pane per circa 40 minuti.
Una meraviglia!


La crosta ben cotta e croccantissima, la mollica alveolata e di ottima consistenza, il sapore ottimo e oggi, al terzo giorno dalla cottura, si mantiene ancora fresco e profumato.
Credo che continuerò ad usare il metodo di "Artisan bread in 5 minutes a day" per il mio pane delle occasioni o per avere una base da cui partire per focacce soffici, ripiene o croccanti e sfiziose, ma non mancherò, ogni tanto, di infornare una bella pagnotta con questa pasta madre che sembrava un incredibile spauracchio e si è rivelata essere molo semplice da usare. Non per niente è il pane che facevano le nonne quando tutto veniva fatto con semplicità e le dosi si facevano a occhio, la cottura avveniva nel forno comune del paese dove non c'erano termometri o manopole per la regolazione del calore.