lunedì 4 aprile 2011

Alfabeto culinario - F

F

Formaggio.
Non un formaggio qualsiasi ma uno specifico spicchio di vaccino, appena stagionato. Compatto e burroso, dal sapore delicato, quasi impercettibile, che appariva regolarmente nel nostro frigo.
Il formaggio preferito dalla mamma che disdegnava altri latticini dal carattere più deciso, non si lasciava tentare da profumatissimi e piccanti pecorini sardi o locali e non amava i cremosi gorgonzola e affini erborinati.
Io che da sempre amo i sapori forti e credo di essere stata una delle poche bambine che agognavano la pizza con le acciughe e non la classica margherita, stranamente non restavo indifferente davanti a questo spicchio di neutralità che era il vaccino.
Lo adocchiavo lì davanti a me ogni volta che aprivo il frigo, la crosticina morbida che a malapena si distingueva dalla pasta, forse il lieve segno del cestello dove la pasta filante del formaggio era stata messa a scolare.
Non era il sapore che mi attirava eppure, in tante occasioni ho preso quel triangolo cicciuto e con gran soddisfazione gli ho dato un morso, per poi rimetterlo al suo posto, così mozzato e firmato da una fila di dentini.
Misteri dell’ingordigia infantile.
Alla scoperta del misfatto venivamo chiamate a rapporto tutto e quattro, e nella speranza di farci confessare, nostra madre di diceva che ci avrebbe preso il calco dei denti, da brava agente di C.S. I. ante litteram.
Ma c’era poco da indagare, che mi beccava sempre, e a volte confessavo candidamente.
Si sapeva che solo io affondavo con gusto i denti in quel pezzetto di formaggio dalla consistenza straordinaria e poi, dopo aver orgogliosamente osservato le scalfitture prodotte dai miei denti lo riponevo nella sua teca, novella opera d’arte.

1 commento:

  1. Ciao,
    hai visto che sono passata a trovarti? ^_^
    ho visto che sei di Mantova...una delle mie sorelline vive li...
    a presto.

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Vi ringrazio per i vostri commenti, fonte di ispirazione e miglioramento. :)