martedì 28 giugno 2011

Alfabeto culinario - Y

Y
 
Yogurt.
Da piccola lo yogurt arrivava in vasetti di plastica rossi. Gusto banana, ciliegia e fragola.
Poi c’è stata la mania dello yogurt fatto in casa e via a coltivare fermenti vivi che come cavolfiori crescevano e si riproducevano e, a dir la verità facevano anche un po’ senso.
Lo yogurt a quel punto era un po’ acidino, ma con aggiunta di zucchero e frutta fresca era buono e sempre disponibile.
Poi è arrivato lo yogurt magro, quello con le fibre, quello da bere, quello con la frutta a pezzi o la granella di nocciola, i cereali, le gocce di cioccolata, mille gusti, in vasetti di vetro, in contenitori un po’ più grandi fino a secchielli che nulla hanno da invidiare ai barattoli delle tinte per imbiancare casa!
A me lo yogurt piace quasi tutto.
Disdegno un po’ i sapori “finti” come la fragola che chissà perché sa sempre un po’ di Bigbabol nelle preparazioni dove non si trova fresca, e aborro quello alla vaniglia, artificiale e un po’ polveroso al mio palato confuso.
Lo yogurt per me è sinonimo di dolce di fine pasto da mangiare mentre si guardano i programmi della sera più che come parte di una sana colazione.
Adoro lo yogurt greco denso e cremoso e i formaggetti fatti colando lo yogurt bianco e poi conditi con pepe rosa, un pizzico di sale, qualche erbetta aromatica e un giro l’olio.
Nella cucina indiana si usa con le spezie per marinare la carne, trovo che sia un uso intelligente e alternativo per dare cremosità ai piatti senza dover per forza ricorrere sempre alla solita, grassissima seppur deliziosa, panna fresca!

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