martedì 23 febbraio 2010

Malattie

Oggi nessuna foto, nessuna ricetta.
Io e il computer siamo malati.
Il mio è un classico "male di stagione" che passerà con un po' di spremute di arancia, e vecchi rimedi della nonna, per il computer la cosa credo sia più complicata...
Si parla già di sostituzione, si guardano nuove opzioni più moderne, più cool io però mi ero affezionata al "vecchio" portatile, che ci vogliamo fare, la tecnologia galoppa e io trotterello, così poi mi dispiaccio un po' quando si devono abbandonare mezzi fidati, mica tanto alla fine, ma soprattutto conosciuti.
Intanto sono alle prese con il micro portatile di Andrea dove le mani sono vicine vicine quando si scrive, sembra quasi una di quelle lezioni di bon ton dell'800 quando ti insegnavano che era buona educazione tenere le mani sulla tavola ai lati del piatto. Mi sento un po' damerina.
Spero di essermi ripresa abbastanza domani, o magari nel pomeriggio per scrivere qualcosa che non sia un bollettino medico.
Ho una torta di mele che, nonostante il fisico provato, mi sta frullando per la testa da qualche giorno. Sabato Andrea è tornato dai suoi giri in città con un sacchetto di mele miste e la fantasia ha subito preso il volo!

venerdì 19 febbraio 2010

Istigazione & Variazioni sul Tema - Sacher Bianca or White Chocolate "Sacher"


Lo so, lo so: la Sacher è Sacher, e si fa secondo la ricetta originale.
Un attimo però...la ricetta originale è segreta e quindi la Sacher si può fare un po' come vogliamo!
Certo l'idea di Sacher è cioccolato fondente e marmellata di albicocche come ripieno. Io la marmellata di albicocche ce l'ho messa, per il resto ho deviato inesorabilmente seguendo il desiderio di un collega di Andrea che sognava una torta col cioccolato bianco.
Così ho deciso di cimentarmi con la ricetta propostami e trovata su questo blog:
 

Ho seguito le istruzioni passo passo, variando solo il ripieno, che Andrea non gradiva l'idea del pepe. L'unica altra variazione è stata la teglia da 21 cm, ma non credo che sia importante. Il risultato però non mi ha soddisfatto molto. Prima di tutto la torta, che era gonfiata ben bene durante la cottura, appena sfornata si è ritirata in maniera incredibile trasformandosi in un tortino minuscolo! Doveva forse freddare in forno? E dove è finita la ricchezza delle 4 uova, tutto il tempo a montare gli albumi (a proposito, nella ricetta non si dice quanto debbano essere montati, a neve ferma presumo...) e incorporare piano piano perchè non si smontasse il tutto? E' rimasta soffice ed è stato abbastanza facile tagliarla, farcirla con la marmellata di albicocche stemperata con un cucchiaio di acqua e passata al colino, è stato facile temprare il cioccolato, anche se un po' laborioso, è stato facile ricoprirla anche se effettivamente, a torta finita il cioccolato bianco mostra tutte le piccole imperfezioni della torta. Invece il cioccolato fondente ricopre, livella e lucida, una soddisfazione per gli occhi! A lavoro finito mi sono trovata davanti una tortina un po' scialba che diceva decisamente poco. Così ho fatto una mascherina per guarnirla. Ho usato un foglio di carta e un cutter per fare uno stencil e poi, dopo aver spolverato di cacao amaro la scritta, volutamente sillabata con la "K" per sottolineare la taroccatura della ricetta originale, ce ne fosse stato bisogno, ho dato un ultimo tocco con dei confettini dorati. Ho delicatamente poggiato la torta su un sottotorta rosa su un portatorte arancione e così si è trasformata facendo bella mostra di sé in un modo un po' "figli dei fiori" che mi piace veramente tanto.
Chissà se il sapore almeno è degno di tutto quello spentolare che c'è dietro...attendo commenti!

giovedì 18 febbraio 2010

Mix & Match - Tortelli di Patate con Radicchio Rosso or Red Chicory and Potato Dumplings


Ho fatto mente locale di quello che c'era in frigo e delle verdure che dovevo usare prima che si rovinassero e così sono saltata fuori questa pasta ripiena condita con il radicchio rosso.
Ho preso ispirazione da due volumi delle Monografie del Gusto che sono uscite nel 2006 con il Corriere della Sera (credo) e che hanno come argomento
le verdure. Ogni volume tratta di una verdura diversa, così ho preso quello del radicchio e quello delle patate e mi sono messa a sfogliare.
Ecco che trovo una ricetta per Ravioli di Patate con Moscardini e un'altra intitolata Paccheri in Crema di Radicchio, Primosale e Salsiccia, ho tolto ingredienti da una parte e dall'altra, ho sistemato le due ricette e ho cucinato un piatto veramente buono!
Ecco la ricetta rivisitata:
Ingredienti (per 4 persone)

Per la pasta:
  • 200 g di farina bianca 00
  • 2 uova intere + 1 tuorlo
  • 1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva
  • sale
Per il ripieno:
  • 2 patate medie
  • 1/2 cipolla o 1 scalogno
  • 1 noce di burro
  • 250 ml di brodo vegetale
  • 1 rametto di timo
  • sale e pepe
Per il condimento:
  • 1 radicchio di Treviso
  • 1 cipolla bionda piccola
  • 3 cucchiai di olio d'oliva
  • 2 cucchiai di latte

Sistemare la farina a fontana sulla spianatoia e versarvi uno alla volta il tuorlo, le uova, l'olio, una presa di sale. Impastare e lavorare a lungo fino a che si ottiene una pasta lisci a ed elastica. Avvolgere la pasta nella pellicola e lasciar riposare in frigo.
Far saltare nel burro la cipolla o scalogno tritati poi unire le patate tagliate a fettine sottilissime, salare, pepare e far cuocere fino a che le patate sono morbide, aggiungendo anche il brodo. A cottura ultimata aggiungere il timo e frullare. Far freddare il composto.
Tirare la sfoglia e fare i ravioli.
Io ho usato per la prima volta un piccolo attrezzo di plastica a forma di mezza luna che si apre a cerchio e serve per fare i ravioli precisi precisi. Sono venuti fuori belli che è un piacere, certo avessi dovuto farne tanti ci avrei messo una vita perché la tecnica è un po' laboriosa, ma vedere questi bei ravioli cicciotti e precisini mi ha riempita d'orgoglio!
Li ho messi su un vassoietto di carta spolverato di farina e li ho lasciati asciugare un po' segregandoli in cucina lontano dalle grinfie del gatto curioso.

Al momento di preparare cena ho messo una pentola di acqua a bollire per cuocere i ravioli e ho preparato il radicchio per condirli. Ho pelato e tritato la cipolla e l'ho stufata nell'olio, ho lavato il radicchio e dopo averlo privato della parte bianca più dura l'ho tagliato a listarelle sottili aggiungendolo alla cipolla, ho salato e fatto cuocere per 5 minuti, ho sfumato con il latte e poi, a cottura avvenuta dei ravioli (sul libro c'era scritto 4 minuti ma i miei ce ne hanno messi 10, sarà che avevo lasciato la pasta un attimo più spessa) ho condito il tutto e servito.
Ci sono piaciuti molto, sono facili da fare e un' ottima alternativa al solito piatto di pasta o secondi di carne. Se il ripieno è ben condito e le patate sono di buona qualità, il gusto si fa sentire attraverso l'aroma forte del condimento. Decisamente un piatto domenicale.

martedì 16 febbraio 2010

Alla Ricerca della Polpetta Perfetta - Looking for the Perfect Fish Cakes

Le più buone polpette di baccalà mai assaggiate sono un ricordo dell'esordio dell'avventura londinese quando, con Nadia, compagna di mille avventure, abbiamo bazzicato i dintorni di Vauxhall, a sud del Tamigi, in attesa di trasferirci in quel di Earlsfield dove per alcuni anni abbiamo condiviso un appartamento formando il mitico terzetto quando anche Robyn si è unita a noi e sorvolando spesso sulle gesta degli altri inquilini della casa ci siamo fatte delle gran risate.
Tornando a Vauxhall però, ricordo che, dopo aver sperimentato la cucina indiana nei giorni precedenti, siamo entrate in una specie di bar/ristorantino da due lire di cucina portoghese e lì abbiamo assaggiato queste polpette di pesce che se non ricordo male si chiamavano Bolinhos de Bacalhau. Sarà che eravamo ancora acerbe e spaesate, sarà che le polpette di pesce sono uno dei miei comfort food, credo che questo cibo mitizzato dal ricordo rimarrà nell'olimpo delle cose ineguagliabili!
Avendo del merluzzo in casa e avendo visto sulla copertina di "Cucina No Problem" di questo mese proprio delle polpettine di pesce, ho deciso di provare questa ricetta.
 
Ingredienti (per 4-6 persone)
  • 500 g di filetti di baccalà già ammollato
  • 250 g di farina 00
  • 8 g di lievito in polvere per pizze e torte salate
  • 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 20 g di finocchietto o di aneto
  • olio di semi di arachidi per friggere
  • sale e pepe
Pulisci il Baccalà.
Lava il baccalà dopo l'ammollo, asciugalo con la carta da cucina e privalo della pelle. facendo scorrere la lama di un coltello ben affilato fra la pelle e la polpa. Tasta i filetti con le dita e, se trovi qualche lisca, toglila con la pinzetta. Taglia poi la polpa a tocchetti di 3-4 cm di lato e asciugali bene con la casta da cucina.
Preparare la Pastella.
Setaccia la farina in una ciotola con il lievito, aggiungi un pizzico di sale e una macinata di pepe, il finocchietto o l'aneto tritato, l'olio extravergine, quindi versa a filo 2 dl circa di acqua ghiacciata, mescolando mano a mano con una frusta, per ottenere una pastella omogenea e senza grumi.
Friggi e Servi.
Scalda abbondante olio di semi di arachidi nella padella a bordi alti. Immergi i tocchetti di baccalà nella pastella, pochi per volta, ricoprendoli in modo uniforme, tuffali nell'olio bollente e friggili a fuoco moderato per 3-4 minnuti, rigirandoli.
Sgocciolati con il mestolo forato e appoggiali du carta assorbente.
Servi le frittelle calde o tiepide.
Devo dire che la ricetta era molto precisa, la pastella densa al punto giusto per poter avvolgere i pezzi di pesce. Al posto dell'aneto che non avevo ho messo del dragoncello che mi piace molto sul pollo e sul pesce.
Le frittelle sono risultate essere molto buone ma assolutamente diverse dalle polpette londinesi. Sarà che la pastella era friabile e croccantina, più una copertura da Fish&Chips che un morbido scrigno come, chissà perché, mi immaginavo che alla fine sarebbero state. Così, le ho mangiate volentieri, accompagnate da una porzione di pisellini appena sbollentati e conditi solo con un pizzico di sale, all'inglese proprio, però un po' di delusione di fondo c'era...

Lunch - La Versatilità della Ricotta: Caserecce con Sugo di Pomodoro & Ricotta, Dessert di Ricotta & Caffè or Pasta with Tomato and Ricotta Cheese Sauce and Coffee and Ricotta Cheese Dessert

Sempre al solito Mercato Contadino ho comprato una vaschetta di ricotta vaccina.
Partendo dal presupposto che per me ricotta è di pecora, come la pizza è napoletana, devo dire che questa presa sabato era veramente degna del suo nome. Tralasciando ricordi di formelle di ricotta di pecora fumante portate dalla "pastora" la domenica mattina e consumate in mezzo a necci caldi o in focaccette fragranti, ho deciso far ruotare il pasto di oggi intono a questo ingrediente.
Di solito a pranzo, quanto cucino, mi limito ad un piatto unico, oggi però, complice questa giornata grigia che ci ha riportati nel pieno dell'inverno, ho sentito il bisogno di coccolarmi.
Ho preparato un sughetto di pomodoro e ricotta sciogliendo una noce di burro, poi ho preso un po' di pomarola che avevo, fatta con pomodoro, cipolla, carota e sedano, l'ho versata nella pentola con il burro e ho scaldato il tutto. Ho aggiunto la ricotta, un cucchiaio alla volta e amalgamato il sugo con una frusta di metallo. Ho assaggiato e regolato di sale e pepe. Il pepe non si sentiva molto così ho aggiunto un pizzico di peperoncino che ha raggiunto subito lo scopo di dare un tocco pizzichino al tutto, naturalmente senza sopraffare i sapori degli altri ingredienti. Ho frullato il sugo con il minipimer per togliere i granulini di ricotta che non si erano sciolti nel pomodoro, lo stesso risultato si può avere, in mancanza del magico frullatore e immersione, passando il sugo al setaccio, ma si sporcano molti più attrezzi e noi non vogliamo questo no?
Ho cotto la pasta, scolata al dente e condita con il sugo.
Come decorazione mangereccia ho aggiunto un pomodorino secco conservato sott'olio tagliato a listarelle. Un ottimo primo, delicato, dal gusto appena affumicato.
 

Con la ricotta avanzata ho preparato un dessert dell'infanzia: ricotta e caffè.
La facilità dell'esecuzione di questa prelibatezza la rende ottimale per quando non si ha molto tempo o voglia di spignattare, ma non si vuole comunque rinunciare a qualcosa di dolce.
Si prende la ricotta (io ne avevo circa 4 cucchiai) e si mette in un contenitore, si aggiunge 1 cucchiaio di zucchero semolato e con una frusta di metallo si stempera bene il tutto. Una volta che la ricotta si è un po' "allentata" e ha assunto una consistenza soffice, si aggiunge un cucchiaio di caffè, si continua a mescolare con la frusta. Questa volta non dovrebbe essere necessario passare il composto per renderlo liscio perché il caffè caldo dovrebbe sciogliere la ricotta. Si prendono 2 cucchiai e si fanno delle quenelles che verranno servite con dei biscottini secchi, tipo lingue di gatto o semplicemente da sole, magari con una spolverata di cacao. Io sono stata fortunata perché essendo oggi Martedì Grasso la nonna di Andrea ci ha portato un vassoio di Cenci Fritti, come chiamiamo noi in Toscana questi dolci tipici del Carnevale.
Accoppiata vincente!

Sorprese - Panna Cotta con Salsa ai Frutti di Bosco or Panna Cotta with Red Berry Sauce

Sabato mattina tappa obbligatoria al mercato contadino a Mantova.
Le verdure di stagione fresche a chilometri zero, una bella atmosfera, vasetti di primule, il sole e tanta gente.
Bello vedere come questa iniziativa sia apprezzata e vada a gonfie vele.
Al banco dei formaggi abbiamo preso yogurt, stracchino e ricotta e anche un vasetto di panna cotta, una new entry.
Dopo pranzo non abbiamo resistito e così, per non mangiare il dessert direttamente dal suo scatolino, cosa che mi fa sempre molta tristezza, che un attimo di rito di presentazione, o quanto meno un piatto e una forchetta sono indispensabili.
Ho deciso così di fare una salsa di frutti di bosco per accompagnare questa delizia dolce.
Ho preso due cucchiai di frutti di bosco surgelati, li ho messi un un pentolino con un cucchiaio di zucchero semolato e un paio di cucchiai di acqua, ho portato a ebollizione schiacciando i frutti con un mestolo di legno.
Quando la salsa si è ritirata un po' ho frullato il tutto con il minipimer e poi ho passato attraverso un colino per rendere la salsa vellutata.
Ho aspettato che freddasse, poi ho guarnito il piatto.
Prima abbiamo proceduto all'assaggio della panna cotta in purezza, e poi accompagnata dalla salsa.
Decisamente un ottimo connubio, la dolcezza, per fortuna non eccessiva del dessert, era stemperata dalle note asprigne della salsa.
Ottima soluzione per il pranzo della domenica se non si ha voglia di pensare anche al dolce!

venerdì 12 febbraio 2010

Non Tutte le Ciambelle Vengono con il Buco... Questa Si! - Panini & Semini or Bread Rolls with seeds

Ieri pomeriggio, mentre leggevo un aggiornamento sul sito di Artisan Bread in 5 Minutes a Day ho sentito che era ora di diventare un po' più temeraria con la sperimentazione sia dei modi di cottura del pane che delle varianti possibili.
Partendo come sempre da un impasto base ho pensato di fare una corona di panini e di ricoprire la superficie con diversi tipi di semi.
Per la cottura ho deciso di provare a usare una teglia a cerniera da 20 cm. Ho messo la carta da forno, l'ho cosparsa con un po' di farina di mais e poi ho fatto una "ciambella" di 6 paninetti. Sono andata un po' a occhio con la misura dei panini, ho fatto in modo che si toccassero ma che non fossero troppo stretti nella teglia, che altrimenti con la lievitazione e la cottura si sarebbe persa la forma singolo panino.

Ho lasciato lievitare i panini per 1 ora abbondante e ho riscaldato il forno ventilato a 220°.
Nel frattempo avevo fatto una "colla" con un poco di maizena sciolta in poca acqua e fatto bollire questo liquido per un minuto o due.
Una volta raffreddata, subito prima di infornare i panini, ho spennellato la "colla" di maizena sulla superficie dei panini, li ho cosparsi di semi di papavero, sesamo e carvi nero.
Dopo 20 minuti i panini erano pronti.
La cottura nella teglia ha lasciato la crosta morbida e la mollica molto densa e sostanziosa. I semini hanno dato un profumo e un gusto particolarmente appetitoso ai panini.
L'impasto è veramente versatile, chissà come viene intrecciato...

giovedì 11 febbraio 2010

Errare è Umano, Perseverare è Diabolico - Pollo Speziato con Verdure Saltate e Zuppa di Pomodoro or Spicy Chicken & Vegetable Stir-Fry, and a Tomato Soup

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E io un po' diavolessa si vede che lo sono ultimamente, perchè per ben due sere di seguito sono riuscita a pasticciare due ricette. Per fortuna che entrambe le cene non ne hanno risentito, però son rimasta con la curiosità di sapere che risultato avrei avuto se non fossi stata frettolosa, o meglio distratta, e avessi letto le ricette con più attenzione.
Intanto prima di scrivere questo post ho fatto colazione con una fetta di cake preparato nei giorni scorsi e che non si è "rinsecchito" per nulla. Che bella cosa quando i dolci si mantengono fragranti!
Un cappuccino per aprire bene gli occhi sul mondo ed eccomi pronta a raccontare...
 

Il primo piatto è un ottimo stir-fry di pollo e verdure miste preso dal mio fidato libro di cucina cinese, comprato anni fa a Londra, e dal quale ho tratto ispirazione per tante ricette che prevedono verdure e carni cotte quasi sempre nel wok, padellone tanto amato dagli orientali. Questo tipo di cottura è veloce, le verdure rimangono croccanti, le carni morbide e il tutto è impregnato dalla fragranza delle spezie e condimenti usati di volta in volta.
Veniamo alla ricetta, e alla sua terapeutica preparazione. Una volta che tutto è pronto, ogni ingrediente nella proprio ciotolina allineata in sequenza accanto ai fornelli e la tavola apparecchiata, si procede alla cottura che si attua in pochi minuti nel turbinare di colori che si susseguono a cascata nel wok, vapori e profumi di alzano dai fornelli mentre il tutto viene mescolato incessantemente fino al desiderato punto di cottura. Un esercizio vivace, un caleidoscopio culinario, un piacere effimero che mi mette sempre di buon umore.
 

Andiamo con la ricetta, facile facile, una volta che gli ingredienti sono pronti il gioco è fatto!
Ingredienti (per 4 perosne)
  • 1/2 cucchiaino di curcuma in polvere
  • 1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
  • 1 cucchiaino di sale
  • 1 cucchiaino di pepe nero
  • 2 cucchiaini di cumino di polvere
  • 1 cucchiaio di coriandolo in polvere
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • 450 g di petto di pollo
  • 3 o 4 cipollotti
  • 4 gambi di sedano
  • 2 peperoni rossi
  • 1 peperone giallo
  • 175 g di zucchini
  • 175 g di taccole
  • olio di girasole
  • 1 cucchiaio di succo di lime
  • 1 cucchiaio di miele chiaro
Mescolare insieme in una ciotola la curcuma, lo zenzero, il sale, il pepe, il cumino, il coriandolo e lo zucchero.
Tagliare il pollo in cubetti e metterlo nella ciotola delle spezie mescolando bene affinche ogni bocconcino sia ben condito.
Preparare le verdure tagliando il sedano, i cipollotti e i peperoni in striscioline sottili della lunghezza di circa 5 cm.
Tagliare gli zucchini a rondelle e cimare le taccole lasciandole intere.
Scaldare 2 cucchiai di olio nel wok e cuocere il pollo in 2 volte fino a che tutti i bocconcini sono coloriti. Mettere il pollo cotto in un piatto e tenere in caldo.
Aggiungere ancora un po' d'olio se necessario e cuocere cipollotti, sedano, peperoni e zucchini per circa 8-10 minuti e fuoco moderato mescolando spesso.
Aggiungere le taccole e cuocere ancora 2 minuti.
Infine versare il pollo nel wok , condire il tutto con il lime e il miele, cuocere ancora 2 minuti e servire immediatamente.
Quanto a manchelovezze, in mezzo al bailamme della cottura, il gatto che quando mi vede ai fornelli diventa tutto amorevole e si struscia insistentemente alle mie caviglie, aggiungiamo anche il fatto che stessi conversando con Andrea, beh, alla fine ho dimenticato di aggiungere il lime e il miele! Me ne sono accorta quando, al momento di lavare i piatti, ho visto la ciotolina di vetro blù con il suo contenuto intatto seminascosta dalle altre ciotole che, mentre cucinavo, una volta svuotate appoggiavo sul ripiano. Oh, me sbadata! Forse però è stato meglio così, che Andrea, all'assaggio del piatto, ha sottolineato come il pollo fosse buono e saporito al punto giusto, mentre le verdure mancavano un po' di sapidità. Beh, se avessi aggiunto anche il miele, il piatto avrebbe forse virato un po' troppo sul dolciastro e quindi sarebbe stato meno gradito.
Al posto delle taccole, così difficili da trovare, ho messo una manciata di piselli congelati che avevo precedentemente cotto al dente in una pentolina con un po' di acqua bollente.
Tirando le somme, pur avendo cucinato scompigliando un po' le cose, questa è un'ottima ricetta per mangiare diversi tipi di verdura in un unico pasto. Il sapore è molto appetitoso, le spezie rendono il piatto esotico lasciando però intatto il gusto di ogni singolo elemento. Da rifare, magari aggiungendo un pizzico di sale al momento della cottura delle verdure e sicuramente provando la ricetta con l'aggiunta del lime, per un tocco aromatico di agrumi, sempre gradito, e con il miele che darà sicuramente morbidezza e contrasterà l'asprezza del frutto.
 
 
Altra ricetta buttata là e da rifare per assaporare il gusto delle verdure prima arrostite e poi ammorbidite dal brodo è un passato di pomodoro.
Non la classica ricetta, che questa prevede l'aggiunta di peperoni e altre verdure, ma sicuramente una variante molto appetitosa se cucinata secondo i dettami, o anche no, visto che il risultato della mia confusione è stato decisamente appetitoso.
Ecco la ricetta.
  • 1 cipolla grande
  • 2 cucchiai di olio
  • 1-2 spicchi d'aglio
  • 900 g di pomodori tagliati a pezzi
  • 1 peperone rosso pulito e tagliato a pezzi
  • 4 carote raschiate e tagliate a pezzi
  • 600 ml di brodo vegetale
Servire con pane rustico
Per prima cosa ho tirato fuori dal frigo il contenitore dell'impasto del pane e tagliato due pezzi di pasta per fare due focacce. Ho steso con le mani l'impasto dando una forma rotonda e giocando un po' al pizzaiolo napoletano mentre tiravo la pasta con le nocche e la facevo volteggiare in aria in modo abbastanza maldestro, cercando di non farla finire nel lavandino o in terra dove il gatto sedeva, attento accanto ai miei piedi, pronto ad agguantare ogni cosa, che commestibile e non, potesse sfuggire al mio controllo.
Ho acceso il forno al massimo, usando l'opzione pizza che raggiunge la temperatura di 260° e accende anche il grill, ho oliato due teglie antiaderenti, accomodato i dischi di pasta sulle teglie, li ho spennellati con un misto di olio e acqua, condito con cristalli di sale Maldon e poi ho messo su una foccaccia dei semi di sesamo e del carvi nero, sull'altra delle fettine sottili di cipolla rossa e una bella macinata di pepe.
Ho messo in forno le focacce mentre Madonna cantava, e io con lei, le canzoni del suo "Music" e mi sono messa a preparare la soup.
Sarà che la ricetta non era stampata, ma nel mio file di ricette sul pc e quindi per seguire i procedimenti dovevo fare avanti e indietro dalla sala alla cucina, sarà che dovevo tenere d'occhio il gatto, sarà soprattutto che sono una gran arruffona, beh, ho preparato tutto gli ingredienti, li ho messi in una teglia antiaderente e ho messo tutto in forno. Poi, per controllare i tempi di cottura sono tornata a leggere la ricetta e...ops! Il brodo non doveva essere messo subito, che la ricetta recitava così:
Scaldare il forno a 200°.
Mettere la cipolla, l'aglio, i pomodori, i peperoni e le carote in una teglia da forno. Insaporire con una presa abbondante di sale, del pepe appena macinato e mettere in forno per 40 minuti.
Passati i 40 minuti togliere la teglia dal forno, versare il brodo sulle verdure e con un mestolo di legno mescolare bene staccando dal fondo della teglia tutti i pezzettini e i succhi delle verdure arrostite.
Con un frullatore ad immersione frullare la soup, trasferire in una pentola e riscaldare. Aggiustare di sale e pepe e servire con pane rustico.
Facile no? Come si fa a sbagliare!
Io ormai avevo aggiunto il brodo e non si poteva tornare indietro, così ho cotto le verdure in forno, con il brodo, per 40 minuti, poi ho passato il tutto al passaverdure e poi messo la soup in una pentola a scaldare un attimo prima di servire.
Naturalmente ho fatto alcune modifiche anche negli ingredienti. Prima di tutto ho messo una cipolla piccola e un porro al posto dell'unica cipolla grande consigliata. Ho messo mezzo peperone rosso e mezzo peperone verde, avanzati dallo stir-fry della sera precedente, al posto dei pomodori freschi, che non sono di stagione, ho messo 2 lattine di polpa di pomodoro a pezzettoni e ho servito la soup con le focacce e non con il pane.
Non so come doveva essere il sapore di questo piatto fatto con le verdure arrostite, ma quello mangiato ieri sera era proprio buono: il sapore appena accennato di peperone e la dolcezza preponderante del pomodoro hanno accompagnato egregiamente le focacce.
Una cena piacevole e un po' agreste, da casale di campagna, da serata invernale, da semplice intimità.
Chissà come sarebbe stata però se avessi cotto le verdure come suggerito...
 
English Version
Tomato soup
Ingredients:
1 large onion chopped


2 tbsp olive oil
1-2 garlic cloves
900 g tomatoes chopped
1 red pepper seeded and chopped
4 carrots chopped
600 ml vegetable stock
crusty bread to serve
 
Preheat the oven 200°. Toss together the onion, oil, garlic, tomatoes, pepper and carrots in a large roasting tin. Season with plenty of salt and freshly ground pepper and roast for 40 minutes.
Pour over the stock and stir, scraping the bottom of the pan to release the scorched vegetables juices.
Transfer to a food processor and process until smooth. Transfer to a pan and gently reheat. Adjust seasoning and serve with toasted crusty bread.

 

martedì 9 febbraio 2010

Tea Time - Cake di Uvetta, Noci e Arancia or Walnut and Orange Fruit Cake

Prima che finisse l'inverno mi ero ripromessa di fare uno di questi dolci ricchi che bene si accompagnano a una tazza di te fumante. Siamo in piena tradizione inglese, i fruit cakes si trovano anche nelle panetterie, e stranamente sul numero di ottobre 2009 di Sale&Pepe ho trovato una ricetta sotto il capitolo delle "Torte Americane". La provenienza è sicuramente britannica, poi passata oltreoceano e rimasta abbastanza invariata. Ho pensato che fosse l'occasione giusta per finire la manciata di noci dell'Albereta che ancora avevo in casa e mi sono messa all'opera.
Ricetta facilissima, pochi ingredienti, riuscita sicura!

Ingredienti
(per 8 persone)
  • 200g farina
  • 350 g uvetta
  • 150 g gherigli di noci
  • 150 g burro
  • 150 zucchero
  • 3 uova
  • 1 arancia non trattata
  • 1/2 bustina di lievito vanigliato (5 g)
  • sale
Mettere a bagno l'uvetta per 15 minuti in acqua tiepida.
Intanto lavare l'arancia e grattugiarne la scorza.
Tritare grossolanamente le noci.
Setacciare la farina e il lievito in un recipiente, unire le noci e l'uvetta strizzata e asciugata e mescolate.
In una ciotola capiente montate lo zucchero con il burro fino a ottenere un composto spumoso.
Sbattere leggermente le uova.
Incorporate al composto di burro le uova e la farina a piccole dosi alternendole tra loro.
Aggiungete la scorza d'arancia e mescolate con cura.
Versate l'impasto in uno stampo da plum cake di 24x10 cm rivestito di carta da forno e cuocete in forno caldo a 160° per 1 ora e 20 minuti: verificate la cottura del dolce inserendo al centro uno stecchino di legno, che ne deve uscire pulito e asciutto.
Lasciate riposare il cake per 5 minuti, sformatelo e lasciatelo raffreddare su una gratella da pasticceria.

Questa volta non ho fatto nessun cambiamento, avevo tutti gli ingredienti e la torta s'è fatta quasi da . L'impasto era forse un po' troppo denso, magari sarebbe lievitato un po' di più se ci fosse stato del liquido (magari qualche goccia di succo di arancia?) per renderlo più fluido.
Per una volta ho voluto essere scrupolosa.

P.s. E il sale? Se lo sono dimenticato. Ho letto e riletto per trovare il passaggio dove si usava questo ingrediente, ma nulla! Così l'ho aggiunto alle uova, senza un motivo preciso, un pizzico di sale va dappertutto no?

lunedì 8 febbraio 2010

Lunch - Vellutata di Cavolo Cappuccio Rosso & Speck Cotto or Red Cabbage and Cooked Speck Soup


Ieri, domenica gloriosa di sole e temperature miti, siamo andati a pranzo in un agriturismo dove abbiamo mangiato molto bene. Ci aspettavamo le solite proposte di piatti tipici mantovani e siamo stati piacevolmente sorpresi dal trovare invece proposte originali.
Come apertura ci sono stati serviti dei minuscoli bocconcini di sfoglia e cavolo rosso, un crostino guarnito da una spuma di burro e erbette con una spolverata di mandorle, una piccola fetta di una buonissima frittata di verdure tiepida. E' arrivato poi un tagliere di salumi accompagnati da triangoli di polenta arrostita.
Abbiamo deciso di prendere un bis di primi scegliendo, fra le varie proposte, dei garganelli con carciofi, bresaola e scaglie di grana. Sono seguiti dei bigoli conditi con burro e speck, molto buoni anche se per noi, abituati a non abbondare con il sale, forse un po' troppo saporiti.
Alla scelta dei secondi, tutti molto corposi, abbiamo preferito optare per un piatto di formaggi misti con le mostarde, che si sono rivelate ottime. Una mostarda di mele e piccoli limoni accompagnava il grana, mentre una sublime mostarda di melone e menta era servita con altri formaggi molli tipo taleggio.
Non abbiamo resistito all'assaggio dei dolci con un'ottima sbrisolona, un salame al cioccolato in cui a sorpresa abbiamo trovato anche dell'uvetta e una torta di noci e cacao molto delicata.
Per chi volesse fare una gita da queste parti consiglio vivamente questo agriturismo.
Il personale è gentile e sollecito senza far sentire la presenza "incombente" durante il pasto, la struttura molto bella con giardini e decorazioni curatissimi.
Per chi volesse curiosare ecco l'indirizzo del solo sito:

Oggi, al momento di pensare al pranzo, e ancora sotto l'influenza dei sapori di ieri, ho deciso di fare una vellutata di cavolo rosso.
Sono partita con un soffritto di cipolla e uno spicchio d'aglio in un cucchiaio di olio extravergine. Dopo qualche minuto ho aggiunto un paio di patate tagliate a cubetti per dare consistenza alla vellutata ed evitare così di usare panna o altri addensanti troppo grassi o pesanti.
Ho tagliato il cavolo e fette spesse e le ho aggiunte alle patate facendo stufare il tutto per circa 5 minuti mescolando spesso in modo che le verdure e il soffritto si amalgamassero bene.
Ho aggiunto una presa di sale, del granulare vegetale e ho coperto a filo le verdure con dell'acqua bollente.
Dopo circa 1 ora di cottura ho aggiunto una punta di cucchiaino di cumino in polvere, un paio di macinate di coriandolo, un pizzico di curry e una presa di semi di carvi nero.
Ho fatto cuocere ancora una decina di minuti e poi ho passato il composto con il frullatore a immersione.
Per finire il piatto ho fatto soffriggere in una padella antiaderente senza aggiungere alcun condimento 2 fette di speck cotto, meno salato dello speck affumicato. Una volta che lo speck si è imbiondito l'ho tagliato a strisce sottili e ho servito la vellutata con lo speck e qualche seme di carvi nero.
I sapori di questa pietanza dai colori profondi e dai profumi intensi si sono fusi in un piatto piacevolissimo.
Ancora una volta l'ardire ha portato buoni frutti.

venerdì 5 febbraio 2010

Un'idea: una Torta - Pineapple Upside-down Cake

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Presente quelle fette di ananas in frigo?
Ieri, mentre coltivavo la mia creatività dedicandomi all'intaglio della carta, ho tolto il burro dal frigo per farlo ammorbidire e dopo un paio d'ore ho preparato la torta di ananas rovesciata. Tempo di realizzazione 15 minuti, cottura 40/45 minuti, soddisfazione ad ogni boccone illimitata!
Ho preso la ricetta dal sito online di Goodfood, una vera miniera di idee.
Ottima come accompagnamento per un afternoon tea, un brunch o a colazione, che altro dire su questa torta se non che è veramente buona, sofficissima appena fredda, il giorno dopo ancora molto morbida ma si inspessisce un attimo, e come oserebbe dire l'Artusi "appiccicosa di zucchero appena caramellato e burro".
Se avete a cuore il girovita non proseguite oltre, secondo la scheda di Goodfood ogni porzione ci regala 407 Kcalorie, ma che importa, si provvederà a smaltirle poi...
La ricetta è semplicissima, 2 passaggi veloci e cottura in forno, no rocket science direbbero in nostri amici inglesi.
 
Ingredienti (per una teglia di 20-21 cm)
 
Per la base (che essendo una torta rovesciata diventerà il top al momento di servire):

  • 50 g di burro ammorbidito
  • 50 g di zucchero di canna morbido chiaro
  • 7 anelli di ananas sciroppati + 2 cucchiai di sciroppo
  • ciliegie candite
Per la torta:
  • 100 g. di burro ammorbidito
  • 100 g di zucchero fine "golden" (non a velo, non semolato)
  • 100 g di farina autolievitante
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 2 uova
Accendere il forno a 180°. Per la base, lavorare lo zucchero e il burro fino a che sono cremosi. Spalmare il composto sulla base della teglia e fino a 1/4 dei bordi. Sistemare le fette di ananas nella teglia e mettere le ciliegie nei buchi centrali delle fette.
Mettere tutti gli ingredienti per la torta in una ciotola con 2 cucchiai del succo di ananas conservato e poi, usando una frusta elettrica, montare il composto fino a che risulti soffice e ben amalgamato.
Versare il composto nella teglia e livellarlo. Cuocere per circa 35 minuti. Lasciar riposare 5 minuti poi capovolgere la torta nel piatto di portata.
Servire la torta tiepida accompagnata da gelato.
 
Eccoci alle modifiche.
Naturalmente ho usato il frutto fresco e, visto che le fette erano molto grosse, ho fatto dei pezzetti e li ho messi nella teglia posizionandoli in cerchi. Per il top non avevo lo zucchero che richiedeva la ricetta così ho mescolato del normale zucchero di canna e dello zucchero moscovado. Non essendo l'ananas confezionato, non avevo neppure lo sciroppo, ma, visto che il mio estratto di vaniglia non è fortissimo, ho messo 2 cucchiai di quello e ho integrato i liquidi con 1 cucchiaio di latte.
Non ho messo le ciliegie candite che, anche se alla vista fanno molto "torta della nonnina inglese" hanno sempre un sapore abbastanza tremendo.
Per l'impasto della torta ho usato uno zucchero fine, ma non golden.
Insomma, si fa con quello che si trova al super eh!
Avendo una teglia a cerniera di 20 cm, ho rivestito le pareti con della carta da forno bagnata, che con gli impasti che prevedono il caramello altrimenti succedono guai e i liquidi fuoriescono dalle giunture creando scompiglio e colate laviche nel forno. Per agevolare la stesura del burro e zucchero per la base, ho steso il composto sulla carta da forno e poi l'ho messa nella teglia una volta fatta questa operazione.
Da provare, più veloce a fare che a raccontare, io l'ho mangiata fredda, ma son sicura che il suggerimento di mangiarla tiepida accompagnata dal gelato non è per niente banale.


English Version

Ingredients (serves 6)
For the topping:
  • 50 g softened butter
  • 50 g light soft brown sugar
  • 7 pineapple rings in syrup, drained and syrup
  • glacé cherries

For the cake:
  • 100 g softened butter
  • 100 g golden caster sugar
  • 100 g self-raising flour
  • 1 tsp baking powder
  • 1 tsp vanilla extract
  • 2 eggs

Heat the oven to 180C. For the topping, beat the butter and sugar together until creamy. Spread over the base and a quarter of the way up the sides of a 20-21 cm round cake tin. Arrange the pineapple rings on top, then place cherries in the centres of the rings.
Place the cake ingredients in a bowl along with 2 tbsps of the pineapple syrup and, using an electric whisk, beat to a soft consistency. Spoon into the tin on top of the pineapple and smooth it out do it's level. Bake for 35 mins. Leave tostand for 5 mins, then turn out onto a plate. Serve warm with a scoop of ice cream.

giovedì 4 febbraio 2010

Lunch - Merluzzo Rivisitato & Patate or Cod and Potatoes

Giovedì giorno di mercato.
Ho passato l'estate a girovagare per il mercato ogni settimana, inforcavo la mia bici e via! Arrivata in città mi perdevo nelle piazze ed nei vicoli in mezzo a banchi colorati di mercanzia varia. Arrivata la stagione fredda queste gite si sono diradate, ma oggi, nonostante il tempo incerto, ho deciso che era il momento di ricominciare con i vagabondaggi. Dopo aver curiosato in giro e aver acquistato un po' di cose che mi servivano, mi sono fermata dal pescivendolo e ho preso del merluzzo cotto in forno.
La signora al banco mi ha detto "Lo scaldi al micro onde" e io "Si, si."
Noi il micro onde non ce lo abbiamo!
Un po' perché occupa un mucchio di spazio sul piano della cucina, un po' perché, nonostante lo abbia avuto per molti anni in UK, non l'ho mai usato moltissimo se non per scaldare le pietanze. Mi sembra un po' uno spreco avere un forno e usarlo solo per scaldare le cose velocemente.
Arrivata a casa mi sono resa conto che in frigo non c'erano verdure fresche e che forse, ma forse, ci potevano essere dei piselli in congelatore.
Mmmm, che fare...
Le patate!
Ho preso alcune patate piccole, le ho sbucciate, tagliate a tocchetti, le ho messe a cuocere a vapore e sopra il cestello delle patate ho messo un piatto su cui ho adagiato il merluzzo. Un bel coperchio e il sistema della nonna si è messo in moto. Mentre le patate cuocevano il pesce si scaldava!
Questa tecnica di cottura mi ha fatto tornare in mente che la mia nonna materna cucinava tutto accompagnato da sughetti e salsine. Così ho preso una manciata di pomodori ciliegini, ho messo uno spicchio d'aglio in un cucchiaio scarso di olio, la nonna ne avrebbe messo mooolto di più, e ho fatto saltare i pomodorini aggiungendo un pizzico di erbette di Provenza.
Una volta cotte le patate le ho condite con olio extravergine bio, sale, una macinata di pepe e una presa di maggiorana. Ho saltato il pesce nella padella con i pomodorini per un paio di minuti e poi mi sono gustata un pranzo leggero e molto gustoso senza aver quasi cucinato.
Mentre prendevo i pomodori in frigo ho visto che c'erano delle fette di ananas fresco.
Gestazione di un dolcetto?

mercoledì 3 febbraio 2010

Lunch - Waldorf Salad: I did it my way.

Sarà che queste belle giornate di sole preannunciano la primavera, sarà che l'aria frizzantina mi carica di energia, sarà che stamani la nonna di Andrea mi ha dato una ciotola di insalata fresca e già lavata, beh, l'idea di una bella Waldorf Salad mi è sembrata appropriata.
Naturalmente ho modificato la ricetta classica che prevede solo l'uso di mele, sedano e maionese.
Ho condito l'insalata con un pizzico di sale e del succo di limone, in una ciotola a parte ho messo 1 cucchiaio scarso di maionese, un cucchiaio di yogurt bianco intero, del succo di limone per diluire un po' il condimento e una bella macinata di pepe. Ho tagliato un gambo di sedano a fette non troppo sottili, affettato un cipollotto sottile sottile, sgusciato 4 noci, ingrediente ricorrente in questo periodo, e sbucciato e tagliato a tocchetti una mela campanina, varietà antica tipica del mantovano e dintorni.
Ho mescolato bene tutto gli ingredienti con la salsa e li ho versati sull'insalata.
Pranzo eccellente.

Zabaione, senza la "g".


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Non mi piace dividere le uova. Se avanza dell'albume, come spesso accade, si fanno delle meringhe e in un attimo l'avanzo è sistemato. Se restano dei tuorli invece non so mai cosa fare. Eppure se spesso ci sono degli albumi che rimangono esclusi, vuol dire che molte ricette richiedono l'uso dei soli tuorli. Beh, quando mi trovo davanti queste sfere piatte, morbide e arancioni la mente si svuota. Un ricordo fugace di letture su uova e il loro utilizzo mi porta a consultare il sempre utile "How to Cook" di Delia Smith.
 
Quando questo libro uscì nel 1998 ci furono dei picchi di vendita delle uova alimento per altro già molto usato nella dieta britannica. Delia insegnava come cucinare in maniera corretta, dal semplice uovo sodo alle salse più sofisticate. Libro cult e indispensabile per non cadere nella sciatteria dell'uovo fritto su una fetta di toast molliccio, accompagnato da fagioli in scatola.
In quegli anni vivevo a Londra e quello che per me era magia e sbigottimento - il confezionato, il pronto da scaldare, perfino il purè di patate disidratato in cubetti da fare con l'aggiunta di sola acqua calda o se si era un po' più chic di latte, gli anellini di pasta cotti e conditi con un improbabile ragù alla bolognese e racchiusi in lattina, le mille pies in monoporzione pronte ad essere scartate e mangiate - tutto questo era stato per decenni la base del mangiare quotidiano degli Inglesi. Ora, non sempre la qualità o il sapore di questi pasti fatati erano soddisfacenti e così gli insegnamenti dei cuochi d'oltremanica si sono insinuati piano piano nella cucina della gente, complice la televisione, con programmi al tempo innovativi come "Ready, Steady, Cook!" il format a cui si è ispirata l'odiosa "La Prova del Cuoco" che sarebbe anche interessante se venissero abolite tutte quelle canzoncine, balletti e animalini irritanti.
Cucinare è diventato cool, i giovani hanno cominciato ad avvicinarsi al frigo con attitudine diversa, è accaduto a me e agli amici che frequentavo. Si andava a fare la spesa e si comprava sempre più seguendo una lista di ingredienti per cucinare e non l'ispirazione del momento o il colore delle confezioni che ammiccavano dagli scaffali. Troppe volte eravamo rimasti delusi dal sapore di lasagne bellissime in foto e che poi si rivelavano tristemente insipide.
Tante cose va detto son veramente buone. Gli Scotch Eggs per esempio, per farli ci vuole una vita e quelli comprati al super sono veramente ottimi. I crumpets per la colazione, e chi li fa così perfetti come quelli confezionati? I sausage rolls di certe panetterie: sublimi. Insomma, non è tutto junk food, anzi!
Una delle cose che mi mancano di più dell'Inghilterra sono proprio questi supermercati fornitissimi: un paradiso per chi ha il pallino della cucina!
Tornando ai nostri tuorli d'uovo e soprattutto alla bastardella che Andrea mi ha regalato a Natale e che avevo usato solo una volta da quando era arrivata in cucina, ho deciso che era il momento di provare a fare lo Zabaione.
Non zabaglione, che con la "G" mi sta proprio antipatica questa parola.
Avevo questi tuorli da usare subito subito prima che invecchiassero e si raggrinzissero tristemente nel piccolo contenitore di plastica, c'era una bottiglia di Grecale aperta e figuriamoci se mancava lo zucchero.
Pronta per una merenda supergolosa, ho preso il numero di febbraio di Goodfood e ho usato la ricetta per lo Zabaione al Moscato.
 
Ingredienti per 6 persone:
  • 4 tuorli
  • 100 g di zucchero semolato
  • 250 ml di vino moscato
Mettere una ciotola di vetro sopra una pentola d'acqua che bolle appena.
Versare i tuorli nella ciotola e con la frusta sbattere per qualche secondo prima di aggiungere lo zucchero e il vino.
Sbattere vigorosamente fino a che il composto prende una consistenza densa, di colore giallo pallido e cremosa e quasi tutte le bolle d'aria sono scomparse. Occorreranno circa 10 minuti.
Versare nei bicchierini e servire con biscottini come le classiche lingue di gatto.
Naturalmente, visto che ero sola, ho diminuito le dosi, ho usato il Grecale che è un passito al posto del moscato e devo dire che, a parte la forte nota alcolica data da questo vino molto corposo, lo zabaione era veramente eccellente! L'ho mangiato da solo, che le calorie erano già più che sufficienti, e poi era per il gusto di assaggiare uno zabaione fatto da me, non per fame o per coronare un pranzo con invitati. Il test è riuscito a pieni voti, la crema era vellutata e calda al punto giusto, consistente ed eterea.
Da provare assolutamente prima che arrivi l'estate con i suoi freschi sorbetti di frutta!
 
English Version
Ingredients (serves 6)
  • 4 egg yolks
  • 100 g caster sugar
  • 250 ml moscato wine
Place a large glass bowl over a pan of simmering water.
Add the egg yolks and whisk lightly for a few secs before adding the sugar and wine.
Whisk vigorously by hand for 10 minutes, or until thick, pale and creamy and the bubbles have almost disappered.
Pour into glasses of pretty cups and serve on their own or with biscuits.

martedì 2 febbraio 2010

Lunch - Pecorino Toscano, Pere, Noci & Miele d'Acacia or Tuscan Pecorino Cheese, Pears, Walnuts and Honey


Verso l'ora di pranzo, assenza totale di appetito, dai raccoglitori delle riviste di cucina ho preso alcuni numeri di gennaio e febbraio degli anni passati. Avevo voglia di ispirazione per la cena di stasera e speravo di incrementare un po' la fame, che se salto il pasto poi lo so, verso metà pomeriggio comincio a pasticciare e arrivo a sera in subbuglio.
Ho sfogliato con interesse un numero di Sale&Pepe del 2007 e dopo aver preso un po' di note su alcune ricette che mi piacerebbe provare, non necessariamente stasera, mentre leggiucchiavo una ricetta per un dolce con le noci ho avuto l'idea: oggi non si cucina!
Ho le noci, ho dell'ottimo formaggio in frigo, una pera matura al punto giusto nella fruttiera. Che bello quando in pochi minuti si riesce a mettere insieme un pasto che ci soddisfa pienamente!
Ho preso un pecorino toscano stagionato sulla paglia e ne ho tagliate 2 fette, poi ho sgusciato 5 noci dell'Albereta, località magnifica sull'Appennino Tosco-Emiliano, sul versante toscano, dove i prodotti della natura sono particolarmente genuini e saporiti. Ho sbucciato la pera e ho condito tutto con un cucchiaio di miele di acacia, sempre dell'Albereta. Ho accompagnato questo pranzo leggero con dei crackers integrali con farina di segale.
Ottimo!

Pasticceria Francese & Aspettative Deluse - I Macarons



Ho aspettato la ricetta perfetta per cimentarmi nella produzione di questi dolcetti.
Ho letto tutto quello che c'era da sapere sulla produzione del perfetto "macaron", i consigli, le tecniche, le temperature, i trucchi.
Questo weekend ho deciso che era giunto il momento di provare.
Sabato ho misurato la giusta quantità di albume d'uovo e l'ho messa a "maturare" sul ripiano della cucina. Pare sia un passaggio imprescindibile per ottenere dei macarons degni di esser chiamati tali.
Domenica, passate le 24 ore di rito, ho mescolato lo zucchero a velo e le mandorle tritate fini fini fini, ho montato gli albumi con lo zucchero granulare, ho mescolato il composto e ho aggiunto il colorante alimentare.
Prima pecca, nelle ricette sui macarons si parla sempre di coloranti alimentari in polvere.
Io mi sono ritenuta fortunata ad aver trovato quelli liquidi di buona qualità! Non son cose facili da reperire, come il glucosio liquido o il burro di cacao, l'estratto puro di vaniglia e tanti altri ingredienti che vengono elencati in tante ricette degli amici d'oltralpe, o al di là della Manica. Non voglio nemmeno pensare alla lista degli ingredienti di tante ricette made in USA: sciroppi, preparati, pennarelli alimentari, decorazioni che mi fan rodere il fegato d'invidia!
Ci credo che le loro torte sembrano uscite da un cartone animato di Walt Disney!
Da noi certi prodotti cominciano ad arrivare solo ora, lentamente, fra lo stupore dei fanatici e lo scuotere delle teste dei tradizionalisti del ciambellone che li guardano e si vede loro scritto in faccia il disappunto del "non sanno più cosa inventare".
Ma torniamo al colorante. Ne ho aggiunto poco, un po' a caso, timorosa che quelle poche gocce di liquido in più potessero turbare l'equilibrio del macaron.
Così il colore finale è un rosa chiarissimo, appena accennato, che s'è amalgamato con il dorare pallido della cottura ed è diventato un cipria delicato. Niente di male in questo.
La cottura, avvenuta dopo 1 ora di riposo dei macarons precedentemente spremuti sulle teglie direttamente dal sac-a-poche. Questa operazione, che tanti temono, m'è venuta benissimo. Ho un amore sviscerato per il sac-a-poche, ne ho due, con innumerevoli beccucci e li tengo in un sacchettino di stoffa che ho cucito e, attenzione attenzione, ricamato con le mie mani .
 
Noto che oggi il divagare prende il sopravvento!
Tornando ai nostri dolcetti, la base dei macarons era di mandorle e non avendo indicazioni su come procedere per il ripieno, ho pensato di fare una ganache di cioccolato fondente, un po' perché ne avevo una tavoletta iniziata che volevo far fuori, un po' per mancanza di idee.
Ho messo il cioccolato e della panna fresca nella bastardella - come si fa a chiamare una pentola così?!?! - a bagnomaria, ho aspettato che la ganache si raffreddasse un po' e prendesse una consistenza spalmabile e ho unito i macarons a due a due sigillandoli con questa cremina.
Sarà che ultimamente con i dolci mi son fatta prendere un po' troppo la mano, ma all'assaggio non ho avuto la sensazione di mangiare qualcosa di eccelso.
Molto buono si, la consistenza del macaron che si scioglie quasi in bocca, la corposità della crema di cioccolato, ma tutto troppo dolce, quasi stucchevole. Questo non mi ha impedito di divorare i macarons, sia ben inteso, ma a ripensarci il ripieno perfetto doveva essere una coulis di lamponi appena appena addensata, o una crema di frutti di bosco addolcita con un po' di zucchero a velo. Allora così, me lo immagino, il macaron sarebbe stato sublime!

lunedì 1 febbraio 2010

Errata Corrige & Buonsenso - Polpettone di Pane con Lonza al Pomodoro or Bread "Meatloaf" with Pork Loin and Tomato Sauce


Pranzo domenicale, sfoglio i vari giornali e cosa mi colpisce? Un canederlo gigante, tagliato a fette e accompagnato da striscioline di lonza di maiale cotta a mo' di spezzatino in un sugo di pomodoro abbondante e profumato.
Si sa che al pomodoro non so resistere e così ho letto la ricetta, facile, un po' lunga ma fattibilissima. Ho controllato di aver tutto in casa e mi sono messa all'opera.
Leggendo passo passo la ricetta però, ho visto che il pane raffermo, in quantità di 250 g, doveva essere ammollato con 1/2 dl di latte caldo. Ora, ci ho ragionato un po' visto che non sono questo asso della matematica, ma 1/2 dl è poco più di qualche goccia! Come si poteva ammollare tutto quel pane con così poco liquido?
Eppure la rivista "Cucina No Problem" non mi aveva quasi mai dato problemi... a parte quella volta che mi aveva detto che per cuocere la cecina ci volevano solo 15 minuti e io ho aspettato e aspettato 3 volte tanto per avere la mia cecina bella dorata!
Beh, non mi sono persa d'animo e ho scaldato mezzo litro di latte, poi ho cominciato a versarlo sul pane poco per volta e alla fine c'è voluto tutto.
Non è errore da poco sbagliare in questo modo in una ricetta!
Naturalmente non ho resistito e ho dato un tocco personale al sughetto della carne aggiungendo un bel pizzico di Erbe di Provenza. Alla fine il pranzo era buono, caldo e profumato, la consistenza della carne e la sapidità del pomodoro si sono accompagnati perfettamente alla morbidezza e delicatezza di gusto del canederlo.
Come bonus devo dire che è avanzato anche un po' di canederlo e così ho il pranzo pronto: condito con burro e salvia sarà una bontà!!